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Cronaca • Cronache italiane

L'orrore di Lorena, le mamme killer, i crimini efferati. Delitti, stupri, violenza, abusi. Due giorni neri. Ma che Paese stiamo diventando?

15 maggio 2008 21:50
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Com'è strano il mondo. Dall'altra parte dell'emisfero, in Cina, ci sono milioni di persone che con le unghia e i denti si aggrappano alla vita lottando contro la furia della natura. Una donna incinta di otto mesi, ad esempio, è riuscita a sopravvivere due giorni sotto le macerie e da poche ore uno studente è riuscito a non morire dopo 80 ore sepolto vivo.

 Nel nostro civilissimo paese, invece, alla vita che valore diamo? La violenza sta dilagando su tutti i fronti: sui bambini, sulle donne, sulle ragazzine. E' appena di due giorni fa il terribile omicidio di una quattordicenne di Niscemi, piccolo centro della Sicilia, violentata, strozzata e buttata come uno straccio vecchio in un pozzo e già oggi le torbide vicende che coinvolgono il "branco" fanno di nuovo capolino nella nostra vita. Due componenti di un'altra gang, stavolta di Palermo, sono stati arrestati per avere stuprato una tredicenne. E tra loro c'è anche il fidanzatino della vittima. Non smettiamo di stupirci e le agenzie battono un'altra notizia: una giovane romena è stata violentata in un call center,  mentre lavorava, dal convivente della sua titolare. L'episodio è accaduto a Roma, l'uomo in manette è italiano. Pensavate che accadesse solo il contrario? Vi sbagliate. La violenza non appartiene a un popolo, un'etnia, al colore della pelle, alla clandestinità. Appartiene al nostro mondo, si cela nei luoghi più impensati. La violenza non conosce età, sesso, nazionalità.

La cronaca registra altri casi terribili: un tentativo di stupro a Milano al quale pare la gente abbia assistito insensibile alle urla della ragazza. Infine, il processo ad un prete siciliano, sul banco degli imputati con l'accusa di abusi a un ragazzo. 

 Tutto questo ha fatto dire a Maria Grabiella Carnieri Moscatelli, presidente del Telefono Rosa che il nostro "non è un Paese civile". 

"Siamo stravolte: non assistevamo ad una sequenza di barbarie simili nei confronti delle donne da anni. Ci indignamo per il mostro dell'Austria - continua - ma non riusciamo a fronteggiare la violenza delle nostre mura domestiche e delle nostre citta' contro le donne, le ragazze, le bambine. In questo quadro allarmante in cui le donne sono costrette a vivere nella paura, non c'e' un colpevole straniero, italiano, giovane o vecchio, ricco o povero.

"I casi sono ormai cosi' diffusi e continui che l'unica cosa che possiamo rilevare e' una nuova cultura della sopraffazione fisica dell'uomo sulla donna. Uno scenario medioevale su cui il nuovo Governo, deve immediatamente dare, finalmente, le doverose risposte. Su questo va data subito una dimostrazione di collaborazione tra maggioranza e opposizione perche' la situazione sta diventando insostenibile''.    

E' tutto? Non, non lo è. Sconvolge quanto, e forse più del resto, i risultati di una indagine: dal 2000 al 2007 i casi di madri killer nel nostro Paese sono stati 145, una media di oltre 20 l'anno. Il primato dei figlicidi spetta al Nord Italia, in particolare alla Lombardia (Milano in testa). Non c'entra, dunque, la povertà, la miseria. C'è dell'altro. Un buco nero, un'oscura, inspiegabile pulsione alla violenza. Forse la vistosa prova di una malattia dell'uomo del nostro tempo. Vittima della violenza che lo assedia - quella reale raccontata dalla cronaca - e quella della finzione (televisiva, cinematografica), che abitua a conviverci. 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Riproduzione riservata
Fonte: Adn Kronos
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Anonimo 19 maggio 2008   23:33

poveretta

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