Cronaca • Cronache italiane

Potrebbero avere una matrice politica di stampo neonazista gli episodi di bullismo perpetrati da tre adolescenti viterbesi ai danni di un loro compagno di scuola

13 maggio 2008
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Potrebbero avere una matrice politica di stampo neonazista gli episodi di bullismo perpetrati da tre adolescenti viterbesi ai danni di un loro compagno di scuola, al quale sono stati bruciati i capelli, spente sigarette sulle braccia e inferte altre pesanti umiliazioni.

Gli esperti della Squadra Mobile di Viterbo che hanno verificato il contenuto del Pc e del videotelefonino sequestrato a un quattordicenne, ritenuto il "capobanda", arrestato il 5 maggio scorso su disposizione

Sicinform
della procura della Repubblica del tribunale dei minori, hanno infatti rinvenuto le scritte "Hitler uno di noi", "Banda Liboni assenti-presenti", "Ultras liberi", "Boia chi molla".

E ancora numerose croci celtiche, fasci littori, foto di Hitler da solo o insieme a Mussolini, filmati di scontri tra ultras e forze dell'ordine. Trovata anche la prova di un'altra violenza inferta all' adolescente. Si tratta di una fotografia che lo ritrae con il volto pieno di scritte e il disegno di una croce celtica. In particolare, su una guancia, compare la scritta "sono 1 andicapatto" (senza la lettera h) e, sul mento, "Acab" (acronimo di "al cops are bastard", cioé "tutti i poliziotti sono bastardi").

Il ritrovamento del materiale, secondo il questore di Viterbo, Raffaele Micillo e il capo della Squadra Mobile Fabio Zampaglione, al di là dell'effettiva appartenenza o meno del quattordicenne ai gruppi neonazisti (aspetto non chiarito e comunque oggetto d'indagine) sarebbe indicativo dell'indole dei protagonisti degli episodi di bullismo e del "brodo di coltura" in cui sono maturati. Gli investigatori della sezione minori della Mobile, tra l'altro, ritengono che della banda abbia fatto parte anche una ragazza che, secondo quanto si è appreso, avrebbe circa 14 anni. 

La ragazzina frequenterebbe la stessa scuola media degli altri ragazzi (la "Pietro Vanni") e sarebbe già stata individuata. Qualora avesse compiuto 14 anni potrebbe essere indagata degli stessi reati per i quali la procura della Repubblica presso il tribunale dei minori di Roma ha emesso il provvedimento di custodia cautelare nei confronti del "capobanda", in caso contrario non sarebbe imputabile come gli altri due tredicenni che hanno svolto un ruolo attivo negli episodi di bullismo.

Infine, il questore ha reso noto che i "i genitori del ragazzo arrestato, anziché condannare i gesti di violenza compiuti dal figlio, hanno attaccato indirettamente il preside della scuola, che ha segnalato l'esistenza del filmato in cui compare l'adolescente con i capelli in fiamme, e la polizia che ha reso di dominio pubblico l'accaduto". Un comportamento che il questore ha definito "sconcertante" e che dimostrerebbe ancora una volta "l'assenza del ruolo delle famiglie nell'educazione dei figli".

Intanto, oggi, il ragazzo rinchiuso in comunità è stato sottoposto all'interrogatorio di garanzia da parte del Gip del tribunale dei minori di Roma. I suoi difensori hanno chiesto la sua liberazione al fine di consentirgli di tornare a frequentare la scuola. Il Gip si è riservato la decisione. Infine, il Garante per i diritti dell'infanzia e dell' adolescenza del Lazio, Francesco Alvaro, ha annunciato che entro la fine del mese, sarà aperta a Viterbo una sede decentrata suo ufficio in funzione anti-bullismo. Apprezzamento per l'iniziativa è stata espressa dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: ansa
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