Cronaca • Cronache italiane

Condannato marito siciliano, estorceva sesso alla moglie con scenate

04 aprile 2008
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Commette violenza sessuale il marito che costringe la propria moglie a subire rapporti sessuali, consapevole del fatto che la donna li accetta solo per evitare che l'uomo faccia scenate di fronte ai figli per il rifiuto ai rapporti. Lo sottolinea la Cassazione, che ha condannato ad un anno e tre mesi un marito siciliano "consapevole del fatto che la moglie non gradiva avere più rapporti sessuali e che soggiaceva alle di lui voglie solo al fine di evitare indecorose e diseducative scenate di fronte alla prole".

In particolare, la Suprema corte - sentenza 13983 della III Sezione penale - ha giudicato "infondato" il ricorso con il quale Mario S., un marito cinquantenne di Messina, ha contestato la condanna per violenza sessuale inflittagli dalla Corte d'appello di Messina per aver violentato la moglie Concetta P.

Ad avviso dell'uomo, non c'era stata alcuna violenza al fine di avere rapporti sessuali, perché non c'era stata "coartazione della volontà da parte dell'imputato nei confronti della parte offesa". Mario ha fatto presente ai supremi giudici che Concetta aveva dichiarato "la manifesta e sopraggiunta carenza di amore da parte di costei nei confronti del coniuge e che la donna avrebbe assentito ad avere rapporti sessuali con lo stesso solo per evitare liti alla presenza dei figli minori, ma nel contempo avrebbe fornito la prova della insussistenza" di comportamenti violenti da parte sua.

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Piazza Cavour ha messo in evidenza come dal processo era emerso che, inizialmente, davanti ai 'no' di Concetta, Mario aveva reagito anche aggredendola. In seguito la moglie "aveva subito le voglie solo per evitare le scenate ai figli, dal momento che 'si litigava sempre per questo problema e per non creare confusione ai ragazzi acconsentivo'".

In proposito, la Cassazione osserva che "correttamente" la Corte d'appello ha dedotto che Mario "era ben consapevole del fatto che la moglie non gradiva avere più rapporti sessuali e che vi soggiaceva solo per evitare scenate indecorose e diseducative di fronte alla prole". "In tema di reati contro la libertà sessuale - sottolineano i supremi giudici - nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, potendosi configurare un costringimento fisico-psichico idoneo ad incidere sulla libertà di autodeterminazione, quando è provato che l'autore, per le violenze e minacce precedenti, poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali". Mario ha avuto la pena sospesa dalla condizionale.

Fonte: Ansa
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