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La mafia è la prima "azienda" italiana
con un fatturato di 135 miliardi di euro

27 gennaio 2010 10:27
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maglietta mafia

Un fatturato di 135 miliardi di euro ed un utile di 70 miliardi. E' il business della 'mafia spa', che nel 2009 ha rafforzato la sua posizione di prima azienda italiana, in continua crescita con pesanti conseguenze per commercianti ed imprenditori che subiscono 1.300 reati al giorno, quasi uno al minuto.

 

Queste le cifre del rapporto Sos impresa presentato oggi da Confesercenti. In tempi di crisi economica è di difficoltà di accesso al credito, il Rapporto evidenzia il boom dell'usura nel 2009: oltre 200mila commercianti colpiti (ma le posizioni debitorie sono circa 600mila, indice di indebitamenti con più strozzini), con un giro d'affari attorno ai 20 miliardi di euro. Esplode l'usura di giornata con soldi prestati al mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera. Il numero di denunce per usura appare però "ancora assai esiguo rispetto alla pericolosità del fenomeno criminale" (5.400 nel 2008). Invariato il racket delle estorsioni: 150mila i commercianti taglieggiati per complessivi 6 miliardi di euro.

kastalia

 

Il fenomeno, sottolinea Confesercenti, non aumenta solo perché si registra un netto calo degli esercizi commerciali e l'aumento di quelli di proprietà mafiosa. Ed anche il racket si adegua ai tempi, diventando 'pizzo in maschera', con gli estorsori che aprono partite Iva, ovvero camuffano l'attività criminale offrendo beni o servizi legali: gadget costosi e inutili come calendari, penne, agende; ma anche imponendo merci, servizi, manodopera.

 

In tempi di crisi si utilizzano anche altre forme, come contributi all"organizzazioné in occasione di festività o organizzando gratuitamente matrimoni o battesimi per la famiglia mafiosa. Al primo posto degli interessi mafiosi compare l'edilizia in tutte le sue fasi, ma è costante l'attenzione alle attività commerciali e turistiche con particolare riguardo al franchising ed alla media e grande distribuzione. Per quanto riguarda quest'ultima, si evidenzia l'interesse delle mafie sui centri commerciali, funzionali al riciclaggio di denaro sporco.

 

Molto seguito dai criminali è ancora il settore dei giochi e delle scommesse e l'industria del divertimento. Una vera miniera è poi rappresentata dai mercati ortofrutticoli che da sempre hanno rappresentato un luogo naturale per gli affari delle mafie. L'intero comparto agricolo, anche a causa della crisi grave crisi economica che sta attraversando e che porta al Sud migliaia di immigrati senza lavoro (vedi caso Rosarno), rischia più di altri di essere aggredito dalle mafie. L'abigeato, ad esempio, è un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno spariscono circa 100mila animali, essenzialmente mucche e maiali, ma anche cavalli, agnelli e pecore.

 

Dall'antico al moderno, la criminalità investe anche su internet: sono infatti in costante crescita le frodi informatiche, in particolare la clonazione di carte di credito ed il phishing. La crisi economica, inoltre, non sembra toccare il mercato del falso e della contraffazione, che movimenta un giro d'affari di 7,8 miliardi di euro l'anno. Il 50% del fatturato dell'industria del falso si riferisce a capi d'abbigliamento e moda, seguito da pirateria musicale, audiovisivi e software.

 

I numeri delle denunce di imprenditori e commercianti vessati da usurai e taglieggiatori "é ancora assolutamente limitato rispetto all'ampiezza del fenomeno". Lo ha detto il commissario antiracket e antiusura Giosué Marino, intervenendo alla presentazione del rapporto Sos impresa di Confesercenti. "Non c'é stata - ha spiegato Marino - la svolta epocale nelle denunce dopo un'iniziativa meritoria come quella di Confindustria Sicilia (che prevedeva l'espulsione degli imprenditori che non denunciano il pizzo)". Si tratta, ha aggiunto, "di un problema complesso, l'azione repressiva delle forze dell'ordine c'é, le vittime sono tutelate, ma per ragioni anche culturali e non solo per paura, le denunce sono ancora troppo poche".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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Anonimo 28 gennaio 2010   10:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 gennaio 2010. Visualizza »

Ricordo, circa 30 anni fa, feci un esame all'università  dove il prof faceva il 'supplemento d'esame' sulla storia della mafia (non ricordo la materia ma era complementare) e, dati alla mano, entrai in contraddittorio col docente (che mi costò il 'trenta') perchè i numeri (ufficiali, ma non contemplati nel vetusto libro di testo 'imposto' dal prof) che esibivo stimavano il 'business mafie' in Italia del valore di più di centomila miliardi!

 

Siamo sempre lì, sempre lì sta il 'sommerso' e la conseguente 'evasione fiscale' (beh, lo so, il ladro non presenta la dichiarazione dei redditi)...

 

Aggiungo: circa 30 anni fa vi era chi affermava che la mafia non esiste relegandolo ad un fatto storico-folcloristico

(il mafioso con la coppola) e, meno che mai le collusioni tra mafia e politica.

Anonimo 28 gennaio 2010   00:27

Tutto questo grazie a una politica mediamente corrotta, mediamente ignorante e mediamente da prendere a calci nel culo.

Perché Lirio Abate non è stato querelato da nessuno dei politici citati nel suo libro sui collusi?

 

L'Italia si salva se viene estirpata la collusione tra mafia e politica. E questo, in una realistica prospettiva di medio termine, è impossibile.

Anonimo 27 gennaio 2010   22:43

 Vorrei semplicemente e rispettosamente segnalare che voi in questo articolo, così come altri mezzi d'informazione, parlate di "fatturato" della mafia. Non vi sembra il caso di parlare invece di "giro d'affari"? per essere più corretti linguisticamente? Non mi sembra che la mafia emetta fattura e versi l'iva allo Stato Italiano. Grazie, Daniele.

Anonimo 27 gennaio 2010   18:50

Ricordo, circa 30 anni fa, feci un esame all'università  dove il prof faceva il 'supplemento d'esame' sulla storia della mafia (non ricordo la materia ma era complementare) e, dati alla mano, entrai in contraddittorio col docente (che mi costò il 'trenta') perchè i numeri (ufficiali, ma non contemplati nel vetusto libro di testo 'imposto' dal prof) che esibivo stimavano il 'business mafie' in Italia del valore di più di centomila miliardi!

 

Siamo sempre lì, sempre lì sta il 'sommerso' e la conseguente 'evasione fiscale' (beh, lo so, il ladro non presenta la dichiarazione dei redditi)...

 

Anonimo 27 gennaio 2010   14:20

grazie italia

Anonimo 27 gennaio 2010   14:03

Italia = Mafia spa

 

 

 

 

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