Riciclaggio e “mafia dei colletti bianchi” a Palermo. Si complica la partita delle Procure di Palermo, Milano, Caltanissetta e Como, contro questa “nuova mafia” che ha messo sotto pure i “tradizionali corleonesi” (e “pure i tradizionali mafiosi palermitani”), convinta come è della sua impunità assoluta, per la sua capacità di “essersi fatta Stato”, come dicono i sociologi. L’esercito di “denuncianti” (ndr. parrebbero 23, Massimo Ciancimino compreso) - pur composto in gran parte da soggetti che tra loro neanche si conoscono personalmente - è però riuscito a sfornare una tale mole, univoca e circostanziata, di “indicazioni” e “documenti probanti”, che ci sarebbe l’occasione giudiziaria concreta di “sderenare” ben bene “il sistema” di questi riciclatori panormiti.
Naturalmente, l’esistenza frammentata in diversi filoni di indagini ed inchieste, non tutte allo stesso livello di definizione, non consente di offrire una unica data, un “D day”, della cosiddetta “resa dei conti finale”. Di certo, ci sarebbe, che tutto ciò che si poteva scoprire, adesso si è scoperto. Allo stato odierno i PM si riterrebbero soddisfatti di aver chiuso “un ciclo”. Si lavora, febbrilmente, solo, alla collazione dei “riscontri probatori” e degli intrecci economico-politici che via via sono emersi. Una circostanza quest’ultima che, però paradossalmente, non faciliterebbe, affatto, né i tempi, né il formale approdo finale, del lavoro dei magistrati.
Il leader simbolo (ndr. nel senso che è stato il primo cronologicamente) dei “denuncianti”, Massimo Ciancimino, lo ha spiegato a Marco Lillo nell’intervista pubblicata su “Il Fatto Quotidiano”, il 14 Gennaio scorso: “Ci sono molte indagini partite dalle mie dichiarazioni. I mafiosi possono sopportare se gli tocchi l’amico politico, ma se metti in discussione i “piccioli”…..Non penso che Provenzano sia contento di quello che ho raccontato sull’arresto di Riina. Né lo sarà Riina”.
Del resto, le anticipazioni apparse sui giornali della settimana scorsa su una parte delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino ai PM, hanno provocato molto più nervosismo del prevedibile nel sistema economico e politico palermitano, tra i deputati come in Confindustria. C’è da chiedersi perché?
Il procuratore aggiunto della DDA di Palermo, Antonio Ingroia, ha provato a rispondere indirettamente venerdì scorso, all’alba, a “Rai-news 24”. Attento, però, a non violare il segreto istruttorio, contenuto “ nei tanti omissis” presenti nelle carte di Massimo Ciancimino, poi finite sui giornali. “A Palermo, nel panorama economico e politico, Vito Ciancimino non era la sola mela marcia in un cesto di mele sane”, ha sillabato il PM. “Non rivelo alcun segreto – ha proseguito Ingroia – se dico che attorno a Vito Ciancimino era cresciuto un intrecciato sistema di potere politico-mafioso, pervasivo della realtà palermitana, che negli ultimi anni si è solo implementato”. Per spiegarvi meglio,facciamo un passo indietro, fornendovi una cronaca esemplificativa.
Il 7 maggio 2009 la comunità dei banchieri e finanzieri svizzera saltò su dalla sedia leggendo sull’informato, e seguito, sito “Mondialisation.ca” un articolo del giornalista Raphaël Gardel, titolato “Le tresor du clan Ciancimino”. Nel “pezzo” si annunciava l’arresto a Milano (poi tramutato in arresti domiciliari) da parte della DIA, del banchiere Nicola Bravetti, cittadino della Svizzera italiana. Presidente, uno dei fondatori ed azionista, della banca d’affari privata “Arner Bank”, con sede legale e centrale a Lugano (in via Manzoni n°8), con filiali ed uffici collegati a Nassau (Bahamas), Dubai (EAU), Lussemburgo, San Paolo (Brasile) e Milano (Banca Arner Italia).
L’ipotesi accusatoria alla base dell’inchiesta della Procura di Palermo era quella di riciclaggio ed associazione a delinquere. Sotto l’ordine di custodia cautelare destinato al banchiere svizzero – preso mentre si stava recando ad una riunione di lavoro a Milano - c’erano le firme dei PM antimafia Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Fernando Asaro e Domenico Gozzo. Un colpaccio. Originato dalle indagini su Francesco Zummo, costruttore palermitano. A cui la Procura in passato aveva già sequestrato beni per 300 miliardi di lire, oltre ad averlo sospettato di avere interessi in comune con il costruttore plurinquisito e già condannato (con tanto di beni confiscati nel 2006) Vincenzo Piazza. Zummo, è comunque noto, da decenni, pubblicamente, per il suo rapporto fiduciario e di consuetudine con Vito Ciancimino.
In questa operazione “Zummo-ArnerBank”, la Procura di Palermo ha potuto sequestrare circa 13 milioni di euro di capitali. In sostanza, la Procura ritenne di avere individuato un importante canale attivo di riciclaggio tra Palermo ed il più selezionato ambiente dei banchieri svizzeri, usi a “indirizzare” i patrimoni loro affidati in gestione nella maniera più efficiente ed efficace, e nel contempo più “riservata e discreta”.
Sì, perché l’Arner Bank, in Europa ha un nome ed un curriculum. L’istituto privato non si occupa, di solito, del macellaio o del ginecologo che vorrebbero “liberarsi” di mezzo milione/un milione di euro frutto della loro evasione fiscale. L’Arner è una cosa seria che per meno di dieci milioni di euro, non accetta di impiegare il suo tempo nell’organizzare movimenti così “riservati”. Tratta solo clienti di una certa consistenza ed affidabilità nel loro rispettivo settore d’affari. Non a caso lo stesso giornalista svizzero Gardel, cita tra i maggiori clienti della collegata milanese, due assai noti: Marina e Piersilvio Berlusconi. Che avrebbero affidato all’istituto svizzero la gestione di 37 milioni di euro del loro patrimonio personale.
L’8 dicembre 2009, a pagina 5 sull’edizione palermitana de “la Repubblica”, in un servizio di cronaca sull’AMIA, è comparsa la foto di un convegno economico tenutosi ad Abu Dhabi il 21 settembre 2006, tratta dall’agenzia “Gulf News”, che raffigurava allo stesso tavolo dei relatori, l’allora AD dell’Arner, Massimo Carnicella, posizionato tra i due collaboratori arabi dell’Amia Gamal Fawzi e Mohamed Badikir Ahmad Gazali. Il primo consulente ufficiale (arabo residente in Italia) della missione AMIA negli Emirati, il secondo il socio ufficiale (come impone la legge da quelle parti) dell’AMIA nella società finanziaria “Investor & AMIA Enviromental Services LLC”. Sullo sfondo della foto, troneggiava un cartello pubblicitario della stessa Azienda rifiuti palermitana, sponsor del convegno. Allora, vero è che noi siamo stati tra i primi a chiedersi dove fossero finiti i tre milioni di dollari di “fidejussione” che (sempre la legge degli Emirati) prevedeva – sin dalla delibera originaria dell’AMIA del 2006 - dovessero essere depositati presso una banca locale, a nome di una società mista del luogo. Ma, ciononostante, guardando questa foto pubblicata da Repubblica, scatta spontanea la domanda: cosa diavolo c’entra l’Arner Bank con l’AMIA ? Considerato che Massimo Carnicella non si sarebbe mai “spostato” sino ad Abu Dhabi, per fare, eventualmente, un business su tre “ridicoli” milioni di dollari. Considerato, che l’Arner non è neanche specializzata nell’assistenza bancaria agli enti pubblici.
Comunque, la risposta a questa precedente domanda non ce l’abbiamo. Nè noi, né i PM palermitani. Ma la domanda, di per se, pone un nuovo velo “inquietante” sulla sempre più “misteriosa” missione dell’AMIA ad Abu Dhabi. Posto che in questo emirato, ormai con una certa regolarità, si fermano e si perdono le tracce di indagini e di affari misterici, la cui origine parte da Palermo. Infatti, come è noto, il sistema investigativo e giudiziario di Abu Dhabi prevede la possibilità di collaborare con quello italiano (rogatorie, indagini sul campo, esecuzioni di ordini di cattura, etc) solo limitatamente al reato di terrorismo, meglio se internazionale. Per tutto il resto,non è previsto alcun altro tipo di accordo di collaborazione investigativa e giudiziaria con l’Italia.
Così, ritornano insistenti altre domande. Come avrà mai fatto questa “mafia dai colletti bianchi” a surclassare “la mafia tradizionale”, pure quella che spara ? Come è che oggi questa “nouvelle vague mafiosa” può riuscire, pure, a mantenere un sensoriale “clima di intimidazione” attorno a qualsiasi atto di “discontinuità” accenni il governo regionale di Lombardo, come nel caso della cancellazione dei programmi di realizzazione dei termovalorizzatori? Chi sono questi importanti imprenditori dentro la Confindustria siciliana che hanno portato il bravo e riservato PM Scarpinato a sbilanciarsi pubblicamente nel luglio scorso, lanciando l’allarme contro l’esistenza di più imprese figlie del riciclaggio, su cui la Procura sarebbe pronta a mettere le mani addosso? Tutte domande importanti. Le cui risposte sarebbero decisive per fare chiarezza, e giustizia, a Palermo ed in Sicilia. E magari, pure, un po’ di pulizia, che non guasterebbe.
È di queste ore la notizia del maxiblitz antiusura consumato ad Agrigento, che ha portato a nove arresti e alla pubblicazione della triste storia dell’ex sindaco di Porto Empedocle, Paolo Ferrara, rimasto vittima dal 2004 di un clan di usurai, che da un piccolo prestito di alcune migliaia di euro, utilizzando tassi di rivalutazione progressiva del prestito, sino al 545% , hanno portato la loro vittima sino alla soglia della disperazione assoluta.
Vi chiederete, come mai stiamo citando “l’affaire” usura? Perché vi dobbiamo raccontare una incredibile ed inedita vicenda di cronaca, emersa, appena, a fine anno, ma cominciata già dal marzo 2009. Da allora, a Palermo, gli uffici giudiziari ed investigativi, talune autorità pubbliche e taluni giornali, o loro concessionarie di pubblicità, sono stati bombardati da ben 13 proclami “anonimi” che hanno annunciato la rinascita della setta dei “Beati Paoli”, del loro Tribunale segreto di Giustizia, e di alcune loro inappellabili sentenze di morte, già emesse.
Una vicenda surreale ed inquietante, frutto, pensano gli investigatori – che comunque hanno già redatto un rapporto alla magistratura – di un malessere di una o più persone cadute vittime dell’usura, o di qualche altra terribile ingiustizia, o vissuta come tale, che fantasiosamente, e con l’uso di un linguaggio paradossale, sono stati spinti a scrivere questi tredici “proclami” anonimi. Che risultano scritti, pedestremente, fitti, fitti, con un faticosissimo normografo, per non far individuare la grafia. Ricordiamo, a questo punto, chi erano i Beati Paoli. Una società segreta di cui ha scritto il Marchese di Villabianca nei suoi " Opuscoli palermitani" (1776), che risultava scomparsa già allora, e forse effettivamente esistita, si pensa, già dal 1100 e, comunque, non oltre il XV o XVI secolo. Una associazione segreta dichiaratamente dedita a contrastare lo strapotere ed i soprusi dei nobili palermitani, troppo adusi ad amministrare direttamente la giustizia criminale in città, servendosi di ordinari sicari, evitando di ricorrere a qualsiasi istanza giudiziaria.
I membri di questa setta Furono giustizieri o sicari? Certamente, l’uno e l’altro. Giustizieri, quando operarono per vendicare delitti impuniti ed impedire soprusi. Sicari, quando si prestarono ad eseguire vendette personali, a pagamento, per conto terzi. I Beati Paoli costituirono un proprio “Tribunale segreto di Giustizia”, a tutela dei deboli e degli oppressi. La setta di incappucciati neri, agiva nell'ombra e nella massima segretezza, operando, preferibilmente, di notte tra i camminamenti sotterranei e dei locali tipo catacombe. Che, realmente, ancora oggi, esistono nel sottosuolo palermitano, collegando il quartiere de “il Capo”, con l’attuale “piazzetta Edison” (tra via Libertà e viale Piemonte) e sino alle falde di Montepellegrino, passando per l’attuale via Imperatore Federico.
In particolare, storici e speleologi, avrebbero individuato la possibile sede del loro “Tribunale segreto” in prossimità della “Chiesa di S. Maruzza”, all'interno del “Palazzo Baldi – Blandano”, piazza Beati Paoli, con ingresso dal “vicolo degli orfani”, dove vi è ancora una grotta corrispondente, munita anche a due cunicoli. La notorietà ai Beati Paoli, la diedero un paio di romanzi scritti da Luigi Natoli e pubblicati all’inizio del ‘900 in dispense periodiche diffuse dal Giornale di Sicilia.
Ma cosa si sostiene nei 13 proclami anonimi dei “nuovi”, presunti Beati Paoli? Si espone - in grande sintesi - la teoria per la quale la città di Palermo sarebbe soffocata dalla ferrea dominazione di una congrega di farabutti e mafiosi che governano con la violenza e con il ricatto dell’usura. Animata da un battaglione di usurai, sparsi in ogni quartiere o ambiente sociale, che godono della copertura di un'unica apparato di potere: insediato al Comune di Palermo, collegato con magistrati corrotti della sezione fallimentare del Tribunale, con altri undici corrotti giudici di pace, con la tradizionale complicità di una importante Banca nazionale operante in città, che riesce a “saltare” tutti meccanismi di controllo, antiriciclaggio, previsti dalla Banca d’Italia, ma applicati ordinariamente solo ai cittadini chiunque.
In particolare, si accusano i giornali ed i giornalisti di “voler ignorare” questa situazione – che si sostiene nota a tutti - come dimostrano i casi delle notizie “stravolte”, pubblicate in cronaca, sul Giornale di Sicilia del 3/4/2007 e del 13/3/2008. Ovviamente, ci siamo procurati le due copie dei giornali citati; ci abbiamo studiato su, ma non ci abbiamo capito nulla. Nei 13 proclami si elencano alcune sentenze di condanna a morte di pubblici ufficiali e rappresentanti delle istituzioni, rivelate come già emesse dal “Tribunale segreto dei nuovi Beati Paoli”. Elenchi di persone e sentenze, che ci guardiamo bene dal riportare e pubblicare. L’unica cosa in chiaro, ed inquietante, è la rivendicazione di almeno quattro o cinque clamorosi “roghi notturni di punizione”, provocati negli ultimi tre anni in città. Ed effettivamente dei casi di roghi notturni, misteriosi, negli ultimi anni sono accaduti. Per gli investigatori si tratta di testi scritti, probabilmente, a quattro mani da due diverse persone: una munita di istruzione elementare (massimo media inferiore) di estrazione popolare; l’altra, potrebbe essere un laureato, avvocato o un impiegato aduso alle cose di Giustizia che potrebbe lavorare come unità amministrativa in un qualche organismo giurisdizionale.
Va rilevato che, al di là di ogni ovvia valutazione – trattandosi comunque di roba anonima – i tredici proclami segreti, trasudano amarezza, sfiducia, delusione, esasperazione e indignazione. Sentimenti, purtroppo, realmente diffusi tra tutti gli strati della società palermitana. Il 22 luglio 2009, davanti la Commissione parlamentare Antimafia, Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, ha denunciato la crescita costante del fenomeno dell’usura ed la maggiore circolazione di “denaro frutto di riciclaggio” da attività mafiosa. Il rischio concreto - specie in un periodo di crisi economica e di rarefazione del credito bancario - che si possa intaccare seriamente il tessuto sano delle piccole e medie imprese, che costituiscono più di due terzi dell’economia reale nazionale.
Concludo questa quarta puntata con un aneddoto personale. Cosa di cui mi scuso in anticipo. La settimana scorsa, mi ha voluto parlare, riservatamente, un imprenditore che tanti anni fa conoscevo di vista. Si è seduto davanti a me, criticando aspramente la terza puntata della nostra inchiesta contro “la mafia dei colletti bianchi”: “dottore mi ha deluso”, mi ha detto.
In particolare, ha sputato veleno contro “l’Aedilia Venusta” (l’impresa che ha fatto 73 denunce contro racket e mafia) espulsa da Confindustria Palermo da 11 imprenditori/consiglieri, che non hanno mai avuto la sfortuna di dover fare una denuncia alla PS contro qualche estortore mafioso del racket. Per rafforzare l’argomentazione che l’arch. Rizzacasa, titolare di “Aedilia Venusta”, fosse un mascalzone, forse un mafioso, è esploso : “Pensi solo che è l’unico a Palermo, nel nostro settore, che paga puntualmente, a quei zulù di edili, salari e contributi sociali, e pure in modo perfettamente corrispondente a ciò che è riportato nella busta paga. Si rende conto, facendo così, che questo mascalzone, rompe il libero mercato?”.
Confesso che – controllando la mia ira a malapena - ho chiuso repentinamente l’incontro, inventando d’essermi scordato di un altro appuntamento alla stessa ora. L’ho fatto, perché sono stato invaso dalla voglia irrefrenabile di spaccargli la faccia. So che un giornalista non può essere animato da queste passioni sociali. Ma se il razzismo ordinario mi fa ribrezzo. Due volte di più me ne fa, quello che cova contro una categoria di connazionali, e persone umane, la cui unica colpa è quella di non essere socialmente ed economicamente “fortunati”, tanto da doversi duramente guadagnare il pane quotidiano. Mi chiedo e vi chiedo, che razza di mondo è questo? Dove stanno di casa il senso cristiano e la legalità?
1/ La mafia dei "colletti bianchi" ha le ore contate?
2/ La Procura di Palermo e la “mafia dei colletti bianchi”
3/ La Procura di Palermo all’assalto della mafia del “riciclaggio”
gentile lettore, non ci siamo mai sognati di pensare male di Confindustria Sicilia. Anzi, Le dico che questa Associazione regionale di industriali è un vanto dell'intero popolo siciliano. In particolare,Lo Bello e Montanti, sono due giganti di cui si può solo andare fieri nel dire : li conosco, sono siciliani ! Nella sezione di Palermo le cose stanno in modo quasi simile . Con una singolare differenza : risultano iscritti una massa di industriali con zero, o cinque, o solo diciassette dipendenti. Tutto ciò al di là del tradizionale trucchetto - per risparmiare sulla quota annua di iscrizione - di iscrivere una propria azienda collegata con pochi dipendenti. Quindi, nessuna ipotesi di "mele marce", ma probabilmente delle usuali storie pscologiche di classici siciliani ambiziosi, che magari in perfetto stile "seconda repubblica", per raggiungere un loro scopo personalistico ritengono di "potersi dare aiuto" .
ignazio panzica
Egregio Dr.Panzica
La ringrazio del suo intervento, che però non ha risposto completamente al mio post precedente, lasciandomi nel dubbio e curiosità, e non voglio insistere nel chiedere.
Concludo dicendo che condivido con lei che uomini come Ivan Lo Bello , hanno elevato e fatto crescere l'immagine dell'associazione Confindustriale Siciliana ed avviato un percorso di trasparenza della stessa, e crescita dell'etica degli imprenditori associati, percorso che se proseguito e sviluppato, e non strumentalizzato, potrà dare alla Sicilia un contributuo forte per lo sviluppo futuro della nostra isola.
Cordialmente e con stima le porgo i miei migliori saluti
Egregio Dr.Panzica
anchio ho letto sul magazine ''S'' di questo mese gli articoli su confindustria palermo e l'intervista al suo presidente. Come già segnalato da un altro utente , i suoi articoli e quanto scritto dal citato periodico, evidenziano un totale contrasto sui fatti e le circostanze in merito alla espulsione dell'azienda associata aedilia venusta. Ho letto la sua risposta chiara ed esaustiva sull'espulsione e quindi come tutti i lettori attendo l'evolversi dei fatti , per comprendere spero , la verità.
Ciò che mi colpisce inoltre è che nonostante la diversità di vedute sulla vicenda sopra riportata, sia lei nella sua inchiesta giornalistica, che il magazine ‘’S’’ , mi sembra convergiate su un fatto, e specificatamente sulla non colpevolezza dei due ex presidenti di confindustria sicilia e palermo , accusati di riciclaggio e investiti dalla confisca di una loro azienda qualche anno fa, che scatenò notevole scalpore a palermo. Tale circostanza che ha determinato il cambio dei vertici di categoria in maniera repentina, e che oggi appare sia stato frutto di un errore giudiziario , può definirsi cosi come ‘’ la strana espulsione dell’aedilia venusta’’ uno ‘’ strano caso di dovute dimissioni ‘’ dei due ex presidenti ???? e se si tratta di uno strano caso perché è accaduto ???
Mi incuriosisce molto il quesito che le ho posto in quanto tale fatto che fù quasi un terremoto all’interno delle due associazioni , di fatto con quello che lei ed il magazine ‘’S’’ pubblicate , appare oggi un ingiustizia che colpì i diretti interessati e le associazioni stesse.
Concludo infine questo mio post, precisando che ritengo che nonostante possano esserci all’interno di confindustria verosimili ‘’ mele marce’’ , questo non significa che l’intera associazione sia fatta da questi personaggi , e che essa ha avuto ed ha oggi al suo interno degni e prestigiosi rappresentanti , cosi come la magistratura palermitana nonostante possibili errori, è composta e fatta da capaci e laboriosi magistrati che stanno svolgendo un epocale lavoro nel capoluogo siciliano.
Le porgo cordiali saluti ringraziandola anticipatamente della sua augurata risposta.
gentile lettore, non ci siamo mai sognati di pensare male di Confindustria Sicilia. Anzi, Le dico che questa Associazione regionale di industriali è un vanto dell'intero popolo siciliano. In particolare,Lo Bello e Montanti, sono due giganti di cui si può solo andare fieri nel dire : li conosco, sono siciliani ! Nella sezione di Palermo le cose stanno in modo quasi simile . Con una singolare differenza : risultano iscritti una massa di industriali con zero, o cinque, o solo diciassette dipendenti. Tutto ciò al di là del tradizionale trucchetto - per risparmiare sulla quota annua di iscrizione - di iscrivere una propria azienda collegata con pochi dipendenti. Quindi, nessuna ipotesi di "mele marce", ma probabilmente delle usuali storie pscologiche di classici siciliani ambiziosi, che magari in perfetto stile "seconda repubblica", per raggiungere un loro scopo personalistico ritengono di "potersi dare aiuto" .
ignazio panzica
Egregio Dr.Panzica
anchio ho letto sul magazine ''S'' di questo mese gli articoli su confindustria palermo e l'intervista al suo presidente. Come già segnalato da un altro utente , i suoi articoli e quanto scritto dal citato periodico, evidenziano un totale contrasto sui fatti e le circostanze in merito alla espulsione dell'azienda associata aedilia venusta. Ho letto la sua risposta chiara ed esaustiva sull'espulsione e quindi come tutti i lettori attendo l'evolversi dei fatti , per comprendere spero , la verità.
Ciò che mi colpisce inoltre è che nonostante la diversità di vedute sulla vicenda sopra riportata, sia lei nella sua inchiesta giornalistica, che il magazine ‘’S’’ , mi sembra convergiate su un fatto, e specificatamente sulla non colpevolezza dei due ex presidenti di confindustria sicilia e palermo , accusati di riciclaggio e investiti dalla confisca di una loro azienda qualche anno fa, che scatenò notevole scalpore a palermo. Tale circostanza che ha determinato il cambio dei vertici di categoria in maniera repentina, e che oggi appare sia stato frutto di un errore giudiziario , può definirsi cosi come ‘’ la strana espulsione dell’aedilia venusta’’ uno ‘’ strano caso di dovute dimissioni ‘’ dei due ex presidenti ???? e se si tratta di uno strano caso perché è accaduto ???
Mi incuriosisce molto il quesito che le ho posto in quanto tale fatto che fù quasi un terremoto all’interno delle due associazioni , di fatto con quello che lei ed il magazine ‘’S’’ pubblicate , appare oggi un ingiustizia che colpì i diretti interessati e le associazioni stesse.
Concludo infine questo mio post, precisando che ritengo che nonostante possano esserci all’interno di confindustria verosimili ‘’ mele marce’’ , questo non significa che l’intera associazione sia fatta da questi personaggi , e che essa ha avuto ed ha oggi al suo interno degni e prestigiosi rappresentanti , cosi come la magistratura palermitana nonostante possibili errori, è composta e fatta da capaci e laboriosi magistrati che stanno svolgendo un epocale lavoro nel capoluogo siciliano.
Le porgo cordiali saluti ringraziandola anticipatamente della sua augurata risposta.
Mi permetto di inserirmi di nuovo nel dibattito sulla due versioni date da S ed il Dott. Panzica, avendo scritto il primo post.
La cosa che più lascia perplessi è che S mesi fa aveva scritto sulla vicenda, il Dott. Panzica ha pubblicato la sua inchiesta, dopo di che S ritorna sulla vicenda non dico rincarando la dose, ma quasi quasi . Continuo a pensare che soltanto uno dei due può aver ragione. Aspetto con ansia anch'io la verità scritta non sui giornali ma nelle sedi giudiziarie.
Diciamo subito che la collega Eliana Marino di S è una delle migliori giornaliste siciliane : è proprio brava, e mi onora pure della sua considerazione. Ciò detto, come lei potrà intuire, ogni testata giornalistica articola un suo punto di visione delle cose. Nella citazione sullo "strano caso" dell'Aedilia Venusta, contenuto nel "pezzo" della collega Eliana, ho trovato un solo errore materiale, certamente indotto dalle innumerevoli dichiarazioni dei vertici di Confindustria Palermo,che affogando ormai nell'imbarazzo per l'inaudita gaffe commessa, coprono il pateracchio da loro stessi pacchianamente combinato sono impegnati a mantenere la loro posizione sul caso, che le numerose e diversificate attività di PG hanno già smentito, punto per punto. In particolare, una : il mafioso conclamato Salvatore Sbeglia non è mai stato dipendente nè collaboratore a tempo determinato dell'Aedilia Venusta. Non lo dico io, lo racconta il libro matricola della società e i resoconti dell'INPS. Nè Salvatore Sbeglia ha mai diretto o controllato alcun cantiere dell'impresa in questione dell'arch. Rizzacasa. Anche questa asserzione non è mia, ma di un apposito rapporto di P.G., che tramite diverse testimonianze incrociate e riscontri oggettivi, questo ha accertato. Sottolineando, con evidente sconcerto, che la conclusione raggiunta da questo accertamento era da tempo nota a molti nell'ambiente confindustriale, ed in particolare agli stessi soggetti di Confindustria che l'hanno riferito ripetutamente sia alla collega Marino che ad altri giornalisti.Perché l'hanno fatto ? A questa interessante domanda si troverà certamente una risposta ad inchieste concluse. Sarà interessante saperlo.
Il clima di "verità berlusconiane", acclarate solo perché ripetute ossessivamente, che purtroppo sta lambendo anche pezzi dell'antimafia, come dice Marco Travaglio, prima o poi si trova a cozzare contro la "semplice brutalità dei fatti". Mi fermo quì,essendo solo un modesto cronista, mestiere artigianale oggi non coperto (almeno nel mio caso) da molta fortuna materiale, ma sicuramente dignitoso. Cosa a cui tengo tantissimo, e non amo scherzarci su.
ignazio panzica
Egregio Dr.Panzica
anchio ho letto sul magazine ''S'' di questo mese gli articoli su confindustria palermo e l'intervista al suo presidente. Come già segnalato da un altro utente , i suoi articoli e quanto scritto dal citato periodico, evidenziano un totale contrasto sui fatti e le circostanze in merito alla espulsione dell'azienda associata aedilia venusta. Ho letto la sua risposta chiara ed esaustiva sull'espulsione e quindi come tutti i lettori attendo l'evolversi dei fatti , per comprendere spero , la verità.
Ciò che mi colpisce inoltre è che nonostante la diversità di vedute sulla vicenda sopra riportata, sia lei nella sua inchiesta giornalistica, che il magazine ‘’S’’ , mi sembra convergiate su un fatto, e specificatamente sulla non colpevolezza dei due ex presidenti di confindustria sicilia e palermo , accusati di riciclaggio e investiti dalla confisca di una loro azienda qualche anno fa, che scatenò notevole scalpore a palermo. Tale circostanza che ha determinato il cambio dei vertici di categoria in maniera repentina, e che oggi appare sia stato frutto di un errore giudiziario , può definirsi cosi come ‘’ la strana espulsione dell’aedilia venusta’’ uno ‘’ strano caso di dovute dimissioni ‘’ dei due ex presidenti ???? e se si tratta di uno strano caso perché è accaduto ???
Mi incuriosisce molto il quesito che le ho posto in quanto tale fatto che fù quasi un terremoto all’interno delle due associazioni , di fatto con quello che lei ed il magazine ‘’S’’ pubblicate , appare oggi un ingiustizia che colpì i diretti interessati e le associazioni stesse.
Concludo infine questo mio post, precisando che ritengo che nonostante possano esserci all’interno di confindustria verosimili ‘’ mele marce’’ , questo non significa che l’intera associazione sia fatta da questi personaggi , e che essa ha avuto ed ha oggi al suo interno degni e prestigiosi rappresentanti , cosi come la magistratura palermitana nonostante possibili errori, è composta e fatta da capaci e laboriosi magistrati che stanno svolgendo un epocale lavoro nel capoluogo siciliano.
Le porgo cordiali saluti ringraziandola anticipatamente della sua augurata risposta.
Egregio dott. Ignazio Panzica, leggendo i suoi commenti, mi sono soffermata su quello del 21 gennaio, dove ricorda i 'cavalieri del lavoro', che se non erro erano 4 (Rendo, Geraci, Costanzo, ...) Un paio di anni fa per curiosità di cronaca, ho letto vari articoli e sentenze dell'epoca, anni '80/'90. Lei ha ragione quando afferma che quei cavalieri del lavoro nonostante sospetti di collusione con la mafia, portavano anche sviluppo economico e davano lavoro a molti siciliani. Vorrei fare un'analisi breve e semplificata di confronto con i fatti di allora e quelli di oggi: i cavalieri del lavoro sono stati processati e mi sembra che non abbiano subìto grosse condanne, per via della motivazione di costrizione del tessuto sociale in cui lavoravano, ecc; tuttavia sono scomparsi dalla scena economica della nostra Isola, è scomparso il loro 'impero' formato da varie imprese di costruzioni d'infrastrutture e di conseguenza scomparsi anche centinaia di posti di lavoro. Ma che fine hanno fatto? C'entra anche quì la mafia dei colletti bianchi dei piani alti, che hanno 'fatto fuori' personaggi potenti dell'economia siciliana diventati poco servili, per favorire l'entrata di altri personaggi più accondiscendenti e più 'remunerativi', seppur a discapito dell'occupazione e dell'economia siciliana? Quale opinione si è fatta Lei su questa triste pagina di storia economica/mafiosa siciliana, che ha visto coinvolte loro malgrado, numerose famiglie di operai?
la citazione dei "cavalieri del lavoro" era solo funzionale,al paragone con i "riciclatori odierni" per spiegare quanto sono assolutamente parassiti e predatori gli attuali "mafiosi dai colletti bianchi",che nessun fattore produttivo "lasciano" mai dentro i confini della Sicilia,tranne la loro ossessiva speculazione edilizia.
Non volevo affatto ne trattarne, ne tantomeno fare il "santino"di quei cavalieri del lavoro, che comunque facevano effettivamente gli industriali, pur connessi con un sistema mafioso dll'epoca. Delle loro vicende se ne dovrà riparlare tra qualche anno,nell'ambito delle considerazoni che appartengono a coloro che fanno ricerca scientifica o critica storica; tutto ciò diciamo senza pensare di dover scalfire la sostanza delle sentenze passate in giudicato che li riguardano.
ignazio panzica
è legittimo che ognuno la pensi come crede, e sviluppi le analisi storiche che lo convincono di più.Ma mi permetto di farle notare che mentre sui "cavalieri del lavoro" siciliani di una volta, poteva essere argomento di discussione il livello del loro tasso di compromissione e di permeabilità con la Mafia, al contrario questi odierni potenti "riciclatori" cresciuti negli ultimi 17 anni - per di più arrogantemente convinti di "essersi fatti Stato" insieme alle loro propagini nella politica e nella pubblica amministrazione - sono autentici mafiosi della peggior risma. Nel senso che, anche involontariamente,mai sono riusciti a far nulla di costruttivo per l'economia della società siciliana. Occupandosi solo di lavaggi di denari,nulla hanno aggiunto, ed aggiungono, tranne che rovinare la vita al prossimo nel modo di perseguire in maniera becera ed immorale i loro stretti interessi privati a danno dell'intera società siciliana.Sono solo parassiti, ossessionati dal potere.
Il fenomeno dei "denuncianti" ne è un riscontro preciso : questo sistema di riciclatori "superstars"si sono resi invisi persino ai mafiosi tradizionali e alla tradizionale 'area grigia delle imprese che per amore di tranquillità prima abbozavano.
Per il resto, posso solo testimoniare , per ciò di mia conoscenza, che siamo fortunati a poter avere dei PM seri e capaci come Ingroia, Scarpinato e Lari, magistrati di spessore, gente per bene e colta, su cui si può riporre tutta la fiducia, e di più, del caso. Uomini che operano nel solco del lavoro cominciato da Falcone e Borsellino.
ignazio Panzica
Egregio dott. Ignazio Panzica, leggendo i suoi commenti, mi sono soffermata su quello del 21 gennaio, dove ricorda i 'cavalieri del lavoro', che se non erro erano 4 (Rendo, Geraci, Costanzo, ...) Un paio di anni fa per curiosità di cronaca, ho letto vari articoli e sentenze dell'epoca, anni '80/'90. Lei ha ragione quando afferma che quei cavalieri del lavoro nonostante sospetti di collusione con la mafia, portavano anche sviluppo economico e davano lavoro a molti siciliani. Vorrei fare un'analisi breve e semplificata di confronto con i fatti di allora e quelli di oggi: i cavalieri del lavoro sono stati processati e mi sembra che non abbiano subìto grosse condanne, per via della motivazione di costrizione del tessuto sociale in cui lavoravano, ecc; tuttavia sono scomparsi dalla scena economica della nostra Isola, è scomparso il loro 'impero' formato da varie imprese di costruzioni d'infrastrutture e di conseguenza scomparsi anche centinaia di posti di lavoro. Ma che fine hanno fatto? C'entra anche quì la mafia dei colletti bianchi dei piani alti, che hanno 'fatto fuori' personaggi potenti dell'economia siciliana diventati poco servili, per favorire l'entrata di altri personaggi più accondiscendenti e più 'remunerativi', seppur a discapito dell'occupazione e dell'economia siciliana? Quale opinione si è fatta Lei su questa triste pagina di storia economica/mafiosa siciliana, che ha visto coinvolte loro malgrado, numerose famiglie di operai?
ho letto due volte il suo post sul mio presunto granchio giornalistico, e sono rimasto senza fiato: Lei o ci è o ci fà ? Ma l'ha letto ciò (la sponsorizzazione promopubblicitaria dell'Amia del convegno economico-finanziario ad Abu Dhabi e due relatori su tre dell'AMIa, di cui uno è il formale socio-titolare al 51% della locale società capitalizzata con i soldi della soal Amia con 3 milioni di dollari) che ho scrittone ll'articolo ?
Rimane integra, perciò, la mia domanda : Cosa c'entra l'Arner Bank con l'AMia ? Magari , se vuole, potrei aggiungere cosa c'entra l'Amia con gli investimenti finanziri internazionali nella catena dei "parchi divertimenti" sparsi nel mondo della "hollywood adventures" ?
ignazio panzica
Scusi se l'ho inquietata, non era mia intenzione ma mi sembrava una considerazione ovvia...
Lei monta un'articolo attorno ad una domanda:
"Ma, ciononostante, guardando questa foto pubblicata da Repubblica, scatta spontanea la domanda: cosa diavolo c’entra l’Arner Bank con l’AMIA ? Considerato che Massimo Carnicella non si sarebbe mai “spostato” sino ad Abu Dhabi, per fare, eventualmente, un business su tre “ridicoli” milioni di dollari. Considerato, che l’Arner non è neanche specializzata nell’assistenza bancaria agli enti pubblici."
E la risposta sta nella stessa agenzia Gulf News citata nell'articolo ma evidentemente non letta... cioe' niente, in quanto la fotografia ritrae il signore della arner alla presentazione di un investimento da 2,5 miliardi della Hollywood Adventures.
http://gulfnews.com/business/investment/hollywood-adventures-plans-to-invest-2-5b-euros-in-two-projects-1.255913
Quindi non c'e' da chiedersi che ci facesse li' per i "ridicoli tre milioni dell'ania" dato che, come risulta dall'agenzia, era li' per altre cose... Al massimo si puo' dire che Hollywood Adventures utilizza gli stessi mediatori locali usati dall'ania, ma mi pare un po' poco come aggancio, dato che nei paesi arabi gli accreditati per gli affari con l'estero sono un po' sempre quelli.
Non avevo nessuna intenzione comunque di attaccarla, ci tenevo a farle notare l'incongruenza pensando di farle cosa gradita... leggo sempre le sue inchieste e pensavo di dirle una cosa utile. Mi scusi ancora.
A presto
Caro Panzica, temo che questa volta abbia preso un granchio... sono andato a cercarmi l'agenzia "gulf news" di cui si parla e l'ania non centra per nulla con la arner. Si dice chiaro che l'affare di cui si parlava riguarda un parco divertimenti miliardario della societa' hollywood adventures, non certo i "tre milioni" dell'ania.
ho letto due volte il suo post sul mio presunto granchio giornalistico, e sono rimasto senza fiato: Lei o ci è o ci fà ? Ma l'ha letto ciò (la sponsorizzazione promopubblicitaria dell'Amia del convegno economico-finanziario ad Abu Dhabi e due relatori su tre dell'AMIa, di cui uno è il formale socio-titolare al 51% della locale società capitalizzata con i soldi della soal Amia con 3 milioni di dollari) che ho scrittone ll'articolo ?
Rimane integra, perciò, la mia domanda : Cosa c'entra l'Arner Bank con l'AMia ? Magari , se vuole, potrei aggiungere cosa c'entra l'Amia con gli investimenti finanziri internazionali nella catena dei "parchi divertimenti" sparsi nel mondo della "hollywood adventures" ?
ignazio panzica
Caro Panzica, temo che questa volta abbia preso un granchio... sono andato a cercarmi l'agenzia "gulf news" di cui si parla e l'ania non centra per nulla con la arner. Si dice chiaro che l'affare di cui si parlava riguarda un parco divertimenti miliardario della societa' hollywood adventures, non certo i "tre milioni" dell'ania.
Diciamo subito che la collega Eliana Marino di S è una delle migliori giornaliste siciliane : è proprio brava, e mi onora pure della sua considerazione. Ciò detto, come lei potrà intuire, ogni testata giornalistica articola un suo punto di visione delle cose. Nella citazione sullo "strano caso" dell'Aedilia Venusta, contenuto nel "pezzo" della collega Eliana, ho trovato un solo errore materiale, certamente indotto dalle innumerevoli dichiarazioni dei vertici di Confindustria Palermo,che affogando ormai nell'imbarazzo per l'inaudita gaffe commessa, coprono il pateracchio da loro stessi pacchianamente combinato sono impegnati a mantenere la loro posizione sul caso, che le numerose e diversificate attività di PG hanno già smentito, punto per punto. In particolare, una : il mafioso conclamato Salvatore Sbeglia non è mai stato dipendente nè collaboratore a tempo determinato dell'Aedilia Venusta. Non lo dico io, lo racconta il libro matricola della società e i resoconti dell'INPS. Nè Salvatore Sbeglia ha mai diretto o controllato alcun cantiere dell'impresa in questione dell'arch. Rizzacasa. Anche questa asserzione non è mia, ma di un apposito rapporto di P.G., che tramite diverse testimonianze incrociate e riscontri oggettivi, questo ha accertato. Sottolineando, con evidente sconcerto, che la conclusione raggiunta da questo accertamento era da tempo nota a molti nell'ambiente confindustriale, ed in particolare agli stessi soggetti di Confindustria che l'hanno riferito ripetutamente sia alla collega Marino che ad altri giornalisti.Perché l'hanno fatto ? A questa interessante domanda si troverà certamente una risposta ad inchieste concluse. Sarà interessante saperlo.
Il clima di "verità berlusconiane", acclarate solo perché ripetute ossessivamente, che purtroppo sta lambendo anche pezzi dell'antimafia, come dice Marco Travaglio, prima o poi si trova a cozzare contro la "semplice brutalità dei fatti". Mi fermo quì,essendo solo un modesto cronista, mestiere artigianale oggi non coperto (almeno nel mio caso) da molta fortuna materiale, ma sicuramente dignitoso. Cosa a cui tengo tantissimo, e non amo scherzarci su.
ignazio panzica
Grazie per la risposta Dott. Panziza, attendiamo con ansia la fine delle indagini.
Nella terra di Pirandello allora forse un pò più di prudenza da parte di tutti non farebbe male.
Mi chiedo come mai il Presidente Napolitano non concentri i suoi sforzi anche in Sicilia e a Palermo in Particolare in questo momento in cui sembra che qualche cosa stia per vacillare all'interno di quello che il Giudice Giovanni Falcone, l'Unico Vero Eroe dei tempi moderni, definiva con molta efficacia suggestiva " TERZO LIVELLO", forse oggi divenuto " UNICO LIVELLO" oppure come un siciliano e palermitano definirebbe più prosaicamente" 'A stessa cosa".
Intanto Lo Stato impegna le sue risorse per "Scacciare" dall'Ordine Giudiziario un Giudice che rifiuta di entrare in una stanza ove viene affisso un crocifisso.
Se Gesù potesse esprimere la propria opinione forse invoccherebbe la cacciata dal tempio degli scribi e i farisei ipocriti.Forse.
Ma oramai quasi tutti i tempi sono stracolmi di scribi e farisei ipocriti e si corre il rischio di restare da soli se tutti costoro dovessero essere scacciati.
La solitudine è molto triste.
Forse è meglio che i tempi restino stracolmi.Forse.
gentile lettore,
mi permetto di prenere spunto dal suo post, per spiegarLe il mio punto di vista.Ha presente i film dell'orrore,il loro clima ineluttabile, popolato di mostri sanguinari ed imbattibili ? Ebbene dal 2008 il mondo è come un film orror. la belva onnivora e brutale si chiam "liberismo". E' destinato a perdere. Pragmaticamente lo spiega la matematica : se riempi il mondo finanziario e bancario di oltre il 51% di "titoli tossici", alla fine il "banco" deve saltare per forza. Filosoficamente e psicologicamente, lo spiega il paganesimo di cui vive questa classe dirigente, politica finanziaria ed imprenditoriale, cresciuta negli ultimi 17 anni : l'adorazione becera del dio denaro, inizio e fine, spiegazione e giustificativo di tutto,morale e sesso incluso. Ahimé per loro non è così. la seconda scossa finanziaria internazionale che si dovrà appalesare, dal punto di vista matematico,decapiterà letteralmente il liberismo, e farà ripartire il "merito".Perchè, sarà indisensabile servirsene per rimettere in moto la complessità delle cose del mondo.Anche in Italia.Una raccomandazione, o uno escamotage, o un atto di soverchieria, si può sempre mettere su, ma........ dopo , a buonsenso alla Agnelli ripristinato, aver fatto meno vittime possibili, risulterà un buon viatico per poter continuare ad esserci.
Diceva Renzo Arbore : meditate gente meditate. Ne l'italia né la Sicilia possono rimanere una stravagante zona franca intangibile. C'è l'Europa, c'è l'area del Mediterraneo.......
Gentile dottor Panzica
In primis vorrei congratularmi per la sua inchiesta, attendiamo con ansia il seguito.
Sinceramente però rimango perplesso. Prima della pubblicazione della prima parte della sua inchiesta, è stato pubblicato sul settimanale S un lungo articolo sull'Aedila Venusta di Rizzacasa, per quel che ho capito da tale articolo l'azienda non ne esce molto bene. Come abbiamo potuto leggere nella terza parte della sua inchiesta LEI ribalta totalmente, anzi riabilita, l'operato di tale azienda e lancia delle accuse, non tanto velate ai vertici di Confindustria. Almeno questo è ciò che ho compreso leggendo le due inchieste, se sbaglio mi corregga.
Oggi ho coprato S e leggo un articolo a firma di Eliana Marino, dove si torna a parlare, dell'espulsione di Aedilia Venusta e Rizzacasa da Confindustria, a contorno vi è un intervista al Presidente di confindustria Nino Salerno ed anche lì una stoccata al Rizzacasa.
Non credo che alla Dott.ssa Marino sia sfuggita la sua inchiesta, dato lo scalpore che ha suscitato .
Sarò tonto però mi sembra che due inchieste di due testate giornalistiche diverse sulla stessa questione diano letture della stessa vicenda diametralmente opposte. Mi può dare una spiegazione ?
Diciamo subito che la collega Eliana Marino di S è una delle migliori giornaliste siciliane : è proprio brava, e mi onora pure della sua considerazione. Ciò detto, come lei potrà intuire, ogni testata giornalistica articola un suo punto di visione delle cose. Nella citazione sullo "strano caso" dell'Aedilia Venusta, contenuto nel "pezzo" della collega Eliana, ho trovato un solo errore materiale, certamente indotto dalle innumerevoli dichiarazioni dei vertici di Confindustria Palermo,che affogando ormai nell'imbarazzo per l'inaudita gaffe commessa, coprono il pateracchio da loro stessi pacchianamente combinato sono impegnati a mantenere la loro posizione sul caso, che le numerose e diversificate attività di PG hanno già smentito, punto per punto. In particolare, una : il mafioso conclamato Salvatore Sbeglia non è mai stato dipendente nè collaboratore a tempo determinato dell'Aedilia Venusta. Non lo dico io, lo racconta il libro matricola della società e i resoconti dell'INPS. Nè Salvatore Sbeglia ha mai diretto o controllato alcun cantiere dell'impresa in questione dell'arch. Rizzacasa. Anche questa asserzione non è mia, ma di un apposito rapporto di P.G., che tramite diverse testimonianze incrociate e riscontri oggettivi, questo ha accertato. Sottolineando, con evidente sconcerto, che la conclusione raggiunta da questo accertamento era da tempo nota a molti nell'ambiente confindustriale, ed in particolare agli stessi soggetti di Confindustria che l'hanno riferito ripetutamente sia alla collega Marino che ad altri giornalisti.Perché l'hanno fatto ? A questa interessante domanda si troverà certamente una risposta ad inchieste concluse. Sarà interessante saperlo.
Il clima di "verità berlusconiane", acclarate solo perché ripetute ossessivamente, che purtroppo sta lambendo anche pezzi dell'antimafia, come dice Marco Travaglio, prima o poi si trova a cozzare contro la "semplice brutalità dei fatti". Mi fermo quì,essendo solo un modesto cronista, mestiere artigianale oggi non coperto (almeno nel mio caso) da molta fortuna materiale, ma sicuramente dignitoso. Cosa a cui tengo tantissimo, e non amo scherzarci su.
ignazio panzica
Palermo e la sicilia incarnano in moltissime occasioni, dalle più spicciole,
alle più rilevanti, la cultura " dell'amico dell'amico".
Gentile dottor Panzica
In primis vorrei congratularmi per la sua inchiesta, attendiamo con ansia il seguito.
Sinceramente però rimango perplesso. Prima della pubblicazione della prima parte della sua inchiesta, è stato pubblicato sul settimanale S un lungo articolo sull'Aedila Venusta di Rizzacasa, per quel che ho capito da tale articolo l'azienda non ne esce molto bene. Come abbiamo potuto leggere nella terza parte della sua inchiesta LEI ribalta totalmente, anzi riabilita, l'operato di tale azienda e lancia delle accuse, non tanto velate ai vertici di Confindustria. Almeno questo è ciò che ho compreso leggendo le due inchieste, se sbaglio mi corregga.
Oggi ho coprato S e leggo un articolo a firma di Eliana Marino, dove si torna a parlare, dell'espulsione di Aedilia Venusta e Rizzacasa da Confindustria, a contorno vi è un intervista al Presidente di confindustria Nino Salerno ed anche lì una stoccata al Rizzacasa.
Non credo che alla Dott.ssa Marino sia sfuggita la sua inchiesta, dato lo scalpore che ha suscitato .
Sarò tonto però mi sembra che due inchieste di due testate giornalistiche diverse sulla stessa questione diano letture della stessa vicenda diametralmente opposte. Mi può dare una spiegazione ?
Mi chiedo come mai il Presidente Napolitano non concentri i suoi sforzi anche in Sicilia e a Palermo in Particolare in questo momento in cui sembra che qualche cosa stia per vacillare all'interno di quello che il Giudice Giovanni Falcone, l'Unico Vero Eroe dei tempi moderni, definiva con molta efficacia suggestiva " TERZO LIVELLO", forse oggi divenuto " UNICO LIVELLO" oppure come un siciliano e palermitano definirebbe più prosaicamente" 'A stessa cosa".
Intanto Lo Stato impegna le sue risorse per "Scacciare" dall'Ordine Giudiziario un Giudice che rifiuta di entrare in una stanza ove viene affisso un crocifisso.
Se Gesù potesse esprimere la propria opinione forse invoccherebbe la cacciata dal tempio degli scribi e i farisei ipocriti.Forse.
Ma oramai quasi tutti i tempi sono stracolmi di scribi e farisei ipocriti e si corre il rischio di restare da soli se tutti costoro dovessero essere scacciati.
La solitudine è molto triste.
Forse è meglio che i tempi restino stracolmi.Forse.
Confesso che non comprendo più dove vivo. Ho studiato e insegnato ad altri che il libero mercato è regolato, nei paesi civili, dalla sana concorrenza, dal rispetto delle regole e dal riconoscimento legittimo delle parti che concorrono alla produzione del valore aggiunto. Evidentemente il "nostro" imprenditore ciò che teorizza e riconosce è il mercato libero, ma libero però da regole, dal riconoscimento del valore reciproco, da ogni scrupolo, dalla presenza di etica di impresa e di morale di uomo. Per dirla con una parola, si sente legittimato ad estrarre tutto il plusvalore dei fattori materiali della produzione, ignorando diritti altrui e doveri propri. E magari è un imprenditore affermato, con cariche pubbliche, riconosciuto e ammirato perchè possiede barche e ville e la sua fotografia è su Cult... Si vergogni, abbia il pudore di arrossire e coloro che lo frequentano e non lo condividono, per una volta, abbiano il coraggio di togliergli il saluto.
Vai avanti Ignazio, o dott. Panzica come tanti amici tuoi ti chiamano sul blog. Questa volta facciamo si che la moneta buona scacci la cattiva e non viceversa...
Credo che quanto illustra il Dr.Panzica , con grande capacità e coraggio, corrisponda a realtà.
La città di Palermo purtroppo oltre la nota piaga della mafia, ha un'altra paritetica grave piaga, fatta da un organizzazione di gente apparentemente al di sopra di ogni sospetto , che come dice il giornalista si è camuffata da Stato , che con metodi diversi dalla mafia , ma anch'essi criminali e spietati , ha saccheggiato e soprafatto la società civile, per fini propri e dei lori amici.
Mi auguro che sia venuto veramente il momento di un giudizio anche per questa gentaglia , e che grazie al lavoro dei magistrati, Palermo possa intraprendere un più forte cammino di crescita e di sviluppo sano.
Mi chiedo solamente se questo parlare di tale problema prima di agire , non possa essere controproducente alle indagini. Qui i soggetti non sono villani mafiosi , ma gente che ha più cultura e che gode dell'appoggio di consulenti , avvocati , dirigenti di enti e banche che magari stanno anche nei consigli di amministrazione , e che con tutto questo vociferare coscienti meglio di tutti delle loro azioni , staranno cercando di inquinare , occultare, trafugare ogni prova e fatto per fare quello che oggi fanno, fingersi vittime e persone oneste !!!
Aspetto con ansia l'atto V° di questa inchiesta giornalistica, ma aspetto ancor più il giorno in cui vedrò sulla stampa il concretizzarsi delle azioni della magistratura e l'avvio dei processi, per respirare aria nuova e potere veramente credere che si può crescere e sviluppare i propri sogni a Palermo senza condizionamenti della mafia e di strutture analoghe come quella dei colletti bianchi , ed avere il piacere e la soddisfazione, di pensare che vivere la vita onestamente e crescere con le proprie capacità e sacrifici nel rispetto degli altri , non è un miraggio ma qualcosa di possibile , e che non è vero che si è fessi perchè buoni o onesti !!!!
si sa se l' Arner Bank c'entra anche qui?
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/70068/sceicco-arabo-compra-perla-ionica-acireale.htm
è legittimo che ognuno la pensi come crede, e sviluppi le analisi storiche che lo convincono di più.Ma mi permetto di farle notare che mentre sui "cavalieri del lavoro" siciliani di una volta, poteva essere argomento di discussione il livello del loro tasso di compromissione e di permeabilità con la Mafia, al contrario questi odierni potenti "riciclatori" cresciuti negli ultimi 17 anni - per di più arrogantemente convinti di "essersi fatti Stato" insieme alle loro propagini nella politica e nella pubblica amministrazione - sono autentici mafiosi della peggior risma. Nel senso che, anche involontariamente,mai sono riusciti a far nulla di costruttivo per l'economia della società siciliana. Occupandosi solo di lavaggi di denari,nulla hanno aggiunto, ed aggiungono, tranne che rovinare la vita al prossimo nel modo di perseguire in maniera becera ed immorale i loro stretti interessi privati a danno dell'intera società siciliana.Sono solo parassiti, ossessionati dal potere.
Il fenomeno dei "denuncianti" ne è un riscontro preciso : questo sistema di riciclatori "superstars"si sono resi invisi persino ai mafiosi tradizionali e alla tradizionale 'area grigia delle imprese che per amore di tranquillità prima abbozavano.
Per il resto, posso solo testimoniare , per ciò di mia conoscenza, che siamo fortunati a poter avere dei PM seri e capaci come Ingroia, Scarpinato e Lari, magistrati di spessore, gente per bene e colta, su cui si può riporre tutta la fiducia, e di più, del caso. Uomini che operano nel solco del lavoro cominciato da Falcone e Borsellino.
ignazio Panzica
Dott. Ignazio Panzica,
convengo con Lei, e con quanto detto da me prima.
Condivido e apprezzo le sue inchieste, e soprattutto riconosco il valore di questi Magistrati come Ingroia, Scarpinato e Lari, che ribadisco non stanno avendo lo stesso sostegno della popolazione perché pagano la sfiducia popolare per colpe non loro.
Mi spiego meglio: Ricorda le lenzuola bianche che tapezzavano palermo? ricorda la folla oceanica che partecipò ai funerali di Falcone e Borsellino? Ricorda le elezioni di Leoluca Orlando che sulla scia dell'animo popolare ebbe un consenso plebiscitario nelle elezioni del '93.
La stagione antimafia di Caselli e Violante a spento tutto questo e la popolazione ne è rimasta sfiduciata. Vero è che si sono inventati il consenso con i mestieranti professionisti dell'antimafia, ma non bastano a fermare politicamente i poteri forti della corruzione mafiosa infiltrata in tutti i gangli del potere e che porterà come risultato al fallimento delle Inchieste di questi nostri Giudici di oggi come Ingroia, Lari e Scarpinato che verranno sopraffatti dalla politica collusa e derisi.
Invece, se riacquistassero la fiducia della popolazione si ritroverebbero le condizioni della gloriosa stagione dell'antimafia che la Sicilia ha bisogno per spazzare via tutto questo marciume rimasto.
E per ottenere questo, secondo me, devono fare quello che ho detto prima. Saluti
Complimenti al dott. Ignazio Panzica e alla redazione della Siciliainformazioni per la professionalità che applicano nel loro lavoro, che col coraggio che manca a tutti noi Italiani, riescono a parlare dei veri problemi che hanno portato noi tutti alla rovina.
Serafino
Dott. Ignazio Panzica,
queste sue inchieste sono importanti, ma se non si sgombera il campo dalla cortina fumogena che la Magistratura antimafia di Caselli e Violante ha volutamente fatto per circoscrivere il problema della mafia solo nei nostri ambiti sociali e politici e dando vita a una colpevole finta lonta alla mafia al fine di salvaguardare l'Impero lombardo-piemontese, non solo non si sconfiggerà mai la mafia, ma non avranno nemmeno credibilità questi nostri Magistrati di oggi che cercano di riproporre una nuova stagione alla Falcone e Borsellino. Stagione che proprio per questi motivi presta il fianco alla sfiducia del popolo siciliano e non ai mestieranti della "società civile" che, invece, prosperano all'ombra di quella scia.
Avranno il coraggio questi Magistrati di prendere le distanze da quella infame stagione? Non lo so! Ma è da questa strada che bisogna passare per avere una nuova stagione all'insegna della ribellione popolare.
è legittimo che ognuno la pensi come crede, e sviluppi le analisi storiche che lo convincono di più.Ma mi permetto di farle notare che mentre sui "cavalieri del lavoro" siciliani di una volta, poteva essere argomento di discussione il livello del loro tasso di compromissione e di permeabilità con la Mafia, al contrario questi odierni potenti "riciclatori" cresciuti negli ultimi 17 anni - per di più arrogantemente convinti di "essersi fatti Stato" insieme alle loro propagini nella politica e nella pubblica amministrazione - sono autentici mafiosi della peggior risma. Nel senso che, anche involontariamente,mai sono riusciti a far nulla di costruttivo per l'economia della società siciliana. Occupandosi solo di lavaggi di denari,nulla hanno aggiunto, ed aggiungono, tranne che rovinare la vita al prossimo nel modo di perseguire in maniera becera ed immorale i loro stretti interessi privati a danno dell'intera società siciliana.Sono solo parassiti, ossessionati dal potere.
Il fenomeno dei "denuncianti" ne è un riscontro preciso : questo sistema di riciclatori "superstars"si sono resi invisi persino ai mafiosi tradizionali e alla tradizionale 'area grigia delle imprese che per amore di tranquillità prima abbozavano.
Per il resto, posso solo testimoniare , per ciò di mia conoscenza, che siamo fortunati a poter avere dei PM seri e capaci come Ingroia, Scarpinato e Lari, magistrati di spessore, gente per bene e colta, su cui si può riporre tutta la fiducia, e di più, del caso. Uomini che operano nel solco del lavoro cominciato da Falcone e Borsellino.
ignazio Panzica
altro che verminaio messinese, qua ci sta i succo del rapporto perverso mafia politica degli ultimi 50 anni. Finalmente si stanno scoperchiando le pentole, per questo si minacciano i coraggiosi Magistrati Nisseni e Palermitani, oltre al grande Rosario Crocetta.
Un vecchio filosofo cinese (Lao Tsu): "un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo".
Speriamo che oggi, i Giudici della Sezione Fallimentare del Tribunale di Palermo (Novara - De Negri - Nonno unitamente al PM Dott. Marsella) abbiano messo le basi per fare questo "primo" passo! Ci auguriamo, a seguito delle decisioni della sezione fallimentare (tra circa 10 giorni) un radicale cambiamento nella città di Palermo proprio a cominciare dall'amia...non per noi adulti ma per i ns. figli! A noi adulti potrebbe soltanto interessare ritornare a pensare che la "Giustizia" sia uguale per tutti...Senatori (o similari!) compresi!
Complimenti Sig. Panzica, capisco la sua indignazione di fronte a certe assurde affermazioni. Purtroppo siamo ad un livello tale di degrado culturale e sociale per cui chi si comporta e vive nel rispetto delle leggi è ormai considerato un "diverso" o peggio ancora un mascalzone. Non perda mai la fiducia e la speranza che un giorno, noi diversi, torneremo ad essere la maggioranza. E' l'unica cosa che ci rimane. Katia
Dott. Ignazio Panzica,
queste sue inchieste sono importanti, ma se non si sgombera il campo dalla cortina fumogena che la Magistratura antimafia di Caselli e Violante ha volutamente fatto per circoscrivere il problema della mafia solo nei nostri ambiti sociali e politici e dando vita a una colpevole finta lonta alla mafia al fine di salvaguardare l'Impero lombardo-piemontese, non solo non si sconfiggerà mai la mafia, ma non avranno nemmeno credibilità questi nostri Magistrati di oggi che cercano di riproporre una nuova stagione alla Falcone e Borsellino. Stagione che proprio per questi motivi presta il fianco alla sfiducia del popolo siciliano e non ai mestieranti della "società civile" che, invece, prosperano all'ombra di quella scia.
Avranno il coraggio questi Magistrati di prendere le distanze da quella infame stagione? Non lo so! Ma è da questa strada che bisogna passare per avere una nuova stagione all'insegna della ribellione popolare.