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Spatuzza trova gli amici, ma non i motivi politici delle stragi
I fantasmi siciliani arrivano a Roma

28 novembre 2009 11:05
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(essepì) La lista dei collaboratori di giustizia si è allungata negli ultimi mesi. Forse non sono collaboratori ma dissociati, forse sono a metà del guado, forse dicono e non dicono, forse hanno un solo compito, quello di dare manforte a Gaspare Spatuzza, il quale ha compiuto il suo percorso, è diventato un pentito senza “se” e senza “ma”, perché raccontato tutto quello che dice di sapere e ha iniziato il percorso di conversione religiosa con il sacerdote.

 

Pentito, dunque, a tutti gli effetti. Manca solo che gli diano la patente o il santino, o tutte e due le cose insieme. Comunque sia, Spatuzza appare come una specie di Rambo che entra nella giungla vietnamita con un machete e si fa largo nel fogliame inestricabile. Procede con i muscoli e la testa, s’impaluda e ne esce indenne, cade e si rialza, racconta, racconta, racconta. E sono guai per coloro che entrano nel suo racconto, perché man mano che s’infila nella giungla sembra le sue parole conquistano plausibilità. Non conferma, ma plausibilità, nel senso che non sono palesemente indigeribili, dissonanti, non credibili.

 

Spatuzza viene aiutato ad essere creduto e ad aiutarlo sono tanti. Non solo, Spatuzza viene trattato con i guanti gialli, da coloro che stanno in alto, per esempio i fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe, quali dicono di rispettarlo. E chi glielo avrebbe fatto fare di spingersi a tanto. Se ne sarebbero potuti stare zitti e lasciarlo “cantare”. Invece hanno voluto fare sapere che il “picciotto” doveva essere trattato bene. È chiaro che dietro questa considerazione c’è un messaggio rivolto a chi sta fuori e a chi deve tenerne conto. Spatuzza, insomma, non si tocca.

 

Siccome i Graviano sono gli uomini più vicini a Totò Riina, pare plausibile che Riina sia a conoscenza della questione ed abbia dato il via libera. Non va dimenticato che Riina si è lamentato che non fosse stata data la possibilità di parlare al momento giusto. È passato da un silenzio “carismatico”, il rifiuto di essere considerato come uno che parla, alla partecipazione prudente e “dignitosa”, di chi vuole uscire dalla cripta santificata e dire di messa, ove necessario, ma rimanendo con i paramenti addosso.

 

Roba complicata, lo sappiamo, ma la metafora è l’unico modo di decodificare i messaggi. Spatuzza, perciò, non va sottovalutato. Accennare a lui con tono sprezzante come di uno che sparge “minchiate” – è così che si è espresso Marcello Dell’Utri – non è prudente. Ma tanto. Difficile mettersi nei panni di chi diventa protagonista delle storie di un pentito; non solo collaboratore di giustizia, ma “convertito”, con un tasso di credibilità che gli viene donato dal suo avvicinarsi al Padreterno a vele spiegate.

 

Un piccolo esercito di collaboratori ha accettato di rispondere a domande dei magistrati sulle rivelazioni di Spatuzza. E tutti, più o meno, hanno confermato che le cose dette da Spatuzza, le avevano già sentite da lui, quindi in tempo non sospetto. Questo non assomiglia per niente ad un marchio di verità, ma qualcosa significa. Uno dei mezzi-collaboratori, Pietro Romeo, ha detto tuttavia qualcosa di interessante che vale la pena riproporre.

 

La testimonianza è stata raccolta dai magistrati e riferita nell’edizione di venerdì 27 dalla Repubblica: “…In quel momento stavamo parlando di armi e altri argomenti seri. (Fu chiesto a Spatuzza) se il politico dietro le stragi fosse Andreotti o Berlusconi. Spatuzza rispose: Berlusconi. La motivazione sta di Cosa nostra era quella di far togliere il 41 bis. Non ho mai saputo quali motivazioni ci fossero nella parte politica. Noi eravamo soltanto degli esecutori”.

 

La domanda che viene rivolta a Spatuzza è esemplare. Chi la pone sa qualcosa, o meglio, conosce spezzoni della storia che precede le stragi. Giulio Andreotti è nel mirino di Cosa nostra, tanto che in Sicilia a cadere sotto i colpi dei bossi, è il suo uomo, Salvo Lima. La mafia gli addebita alcuni provvedimenti “dannosi” presi dal governo, a causa anche di “quei crasti dei socialisti che si sono presi i voti e non hanno fato niente, anzi…”(sono parole di Spatuzza). Ma Berlusconi come spunta, dal nulla? No, non è possibile. Chi ha posto la domanda deve averne sentito parlare. Ma è il secondo quesito che merita particolare attenzione.

 

Quando gli viene chiesto a Spatuzza, di spiegare perché la mafia abbia adottato metodi terroristi e deciso di compiere stragi, la risposta è una sola: il 41 bis. È un movente debole, a nostro avviso, molto debole. Il 41 bis è sì importante, perché taglia fuori dal mondo i boss, non permette loro di tenere le fila dell’organizzazione anche dall’interno del carcere, e in qualche modo danneggia le famiglie, le famiglie di sangue non solo di mafia. Le stragi non appaiono certo lo strumento migliore per ottenere la cancellazione del 41 bis. Esse costringono lo Stato, anche il più imbelle, a stringere i freni, a reprimere, a mettere in campo ogni risorsa. Ed è avvenuto proprio questo. Possibile che le cosiddette menti raffinate non abbiano previsto l’effetto boomerang? Mistero.

 

C’è dell’altro, dunque. E questo “altro” non è conosciuto né da Pietro Romeo, né da Spatuzza. Difatti la domanda conclusiva rivolta a Spatuzza, se conoscesse le ragioni della politica che vuole le stragi, trova Spatuzza impreparato. Non ha mai saputo “quali motivazioni ci fossero nella parte politica”, perché lui, come altri, erano solo degli esecutori. Moventi multipli dunque; alcuni affiorano, altri no. O si tratta di bugie o si tratta di silenzi credibili. Gli esecutori non sanno niente delle vere ragioni dei loro crimini. O meglio, sanno solo qualcosa. Ma se sanno poco o niente, le loro rivelazioni vanno prese con le pinze, e bisogna percorrere fino in fondo la strada che esse indicano. Il movente delle stragi, a nostro avviso, non è stato ancora trovato.

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Anonimo 04 dicembre 2009   14:47
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 dicembre 2009. Visualizza »

Lei si sfianca troppo, deve aver sudato parecchio per cercare queste affermazioni di Bossi. E quindi la sua conclusione quale è ? 

Dal momento che oggi Bossi è il più fedele alleato di Berlusconi, secondo lei è diventato mafioso anche lui...assieme a tutta la Lega ?!


Quanto da lei riportato, ammesso e non concesso che sia vero (e non piuttosto il montaggio delle solite pataccate da parte di certi organi di stampa), dimostra esattamente il contrario, cioè che Bossi si è ricreduto su queste sue "affermazioni" riconoscendo in Silvio Berlusconi la persona onesta, leale e corretta che è sempre stata!

Emerge piuttosto, anche un'altra verità: mentre la Lega in questo ultimo decennio è cresciuta diventando un partito vero, che sa fare politica e si è lasciato alle spalle la fase dei personalismi, il popolo di sinistra fatto di gente come lei, si è lasciato incapsulare dal proprio livore, trasformando Berlusconi nella propria ossessione.

Si metta di buzzo buono, invece di riportare stucchevoli e deliranti chiacchiere... o battute da campagna elettorale ove tutto fa brodo, riporti nomi, cognomi, cifre, documenti, fotografie che possano dimostrare la "mafiosità" di Silvio Berlusconi. Se non riuscirà a farlo (e non riuscirà), si rassegni a far accogliere le sue vuote accuse nella spazzatura. La gente si è davvero rotta le scatole di sentir vomitare continuamente accuse su Berlusconi, con il preciso intendo di non farlo governare e buttare questo paese nel caos.

Svevo

 

 

Lei é molto gentile a preoccuparsi, ma è stato più semplice di quel che crede: sono affermazioni riportate da tutti i  più importanti quotidiani dell'epoca e quindi facilmente reperibili in rete.

Naturalmente non sono mai state smentite, Bossi non è stato querelato e non gli è stato neppure ordinato di ritrattarle una volta rientrato nei ranghi per motivi  meramente elettoralistici.
Invece a Fini, reo di aver dichiarato cose assai meno forti, viene richiesta pubblica ammenda!

Comunque non mi offenda dandomi del sinistrorso: ho votato AN fino a quando mi è stato consentito.

Le conclusioni non tiriamole qui fra di noi: lasciamo che i magistrati  lavorino con serenità, magari si scopre che Dell'Utri è innocente... magari no!

Anonimo 03 dicembre 2009   22:34
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 dicembre 2009. Visualizza »

Senta che cosa diceva Umberto Bossi, ora fedele alleato di Berlusconi, nel 1998 e nel 1999:

Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo. (Umberto Bossi, Intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 Ottobre 1998 Brescia)

C'e' qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e' ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)

"Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Ce lo spieghi, il Cavaliere. Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani al Nord che sono morti a causa della droga". (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)

La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano (Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998)
Berlusconi ha avuto una fortuna straordinaria nel fare tanti soldi in cosi' poco tempo. E per di piu', passando dalla tessera 1816 della P2 e dai salvataggi che il suo amico Bettino Craxi ha piu' volte fatto al suo impero televisivo. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. Quella fondata anche da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che alla fine riusci' a mettere le mani su tutto l'istituto di credito. E in quella stessa Banca, dove lavorava anche il padre di Silvio, c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra". (Umberto Bossi, 2 Ottobre 1999)

Lei si sfianca troppo, deve aver sudato parecchio per cercare queste affermazioni di Bossi. E quindi la sua conclusione quale è ? 

Dal momento che oggi Bossi è il più fedele alleato di Berlusconi, secondo lei è diventato mafioso anche lui...assieme a tutta la Lega ?!


Quanto da lei riportato, ammesso e non concesso che sia vero (e non piuttosto il montaggio delle solite pataccate da parte di certi organi di stampa), dimostra esattamente il contrario, cioè che Bossi si è ricreduto su queste sue "affermazioni" riconoscendo in Silvio Berlusconi la persona onesta, leale e corretta che è sempre stata!

Emerge piuttosto, anche un'altra verità: mentre la Lega in questo ultimo decennio è cresciuta diventando un partito vero, che sa fare politica e si è lasciato alle spalle la fase dei personalismi, il popolo di sinistra fatto di gente come lei, si è lasciato incapsulare dal proprio livore, trasformando Berlusconi nella propria ossessione.

Si metta di buzzo buono, invece di riportare stucchevoli e deliranti chiacchiere... o battute da campagna elettorale ove tutto fa brodo, riporti nomi, cognomi, cifre, documenti, fotografie che possano dimostrare la "mafiosità" di Silvio Berlusconi. Se non riuscirà a farlo (e non riuscirà), si rassegni a far accogliere le sue vuote accuse nella spazzatura. La gente si è davvero rotta le scatole di sentir vomitare continuamente accuse su Berlusconi, con il preciso intendo di non farlo governare e buttare questo paese nel caos.

Svevo

 

 

Anonimo 02 dicembre 2009   23:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 dicembre 2009. Visualizza »

Grazie per l'impagabile, ma lei insiste nella pretesa di dimostrare il NULLA !  Borsellino, appunto, disse che Mangano era già da anni a Milano, inserito in una qualche attività commerciale, non è andato certo li perchè chiamato da Berlusconi che non lo conosceva, nè tantomeno Borsellino ha fatto un preciso riferimento nominativo a Berlusconi, perchè se così fosse ne avrebbero fatti un'altra cinquantina di processi al premier, oltre i 104 già fatti. Se qualcuno la raccomandato Mangano come stalliere ed è riuscito a inserirolo, bhè guardi che l'elenco delle persone che hanno trovato un lavoro nelle aziende di Berlusconi è a dir poco chilometrico e non credo che abbiano chiesto preventivamente la fedina penale.

Ma sa qual'è la cosa che offende di più l'intelligenza degli italiani? Il fatto che dopo 20 anni si riaprano le indagini e si dia immediata credibilità a pentiti assassini nella direzione del  "teorema Berlusconi", senza alcun elemento realmente provato in mano, mentre per l'obiettivo sostanziale dell'indagine... magari aspetteremo altri 20 anni...

 

Senta che cosa diceva Umberto Bossi, ora fedele alleato di Berlusconi, nel 1998 e nel 1999:

Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo. (Umberto Bossi, Intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 Ottobre 1998 Brescia)

C'e' qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e' ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)

"Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Ce lo spieghi, il Cavaliere. Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani al Nord che sono morti a causa della droga". (Umberto Bossi, 12 Settembre 1998)

La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano (Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998)
Berlusconi ha avuto una fortuna straordinaria nel fare tanti soldi in cosi' poco tempo. E per di piu', passando dalla tessera 1816 della P2 e dai salvataggi che il suo amico Bettino Craxi ha piu' volte fatto al suo impero televisivo. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. Quella fondata anche da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che alla fine riusci' a mettere le mani su tutto l'istituto di credito. E in quella stessa Banca, dove lavorava anche il padre di Silvio, c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra". (Umberto Bossi, 2 Ottobre 1999)

Anonimo 02 dicembre 2009   15:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 dicembre 2009. Visualizza »

Lei è impagabile!

Osanna la figura del giudice Borsellino ma è prontissimo a ridimensionarne le parole, riducendole a battute, quando toccano Berlusconi. Le trascrivo la risposta integrale di Paolo Borsellino alla domanda del giornalista, giudichi lei (e gli altri lettori) se era una facezia o la grave affermazione professionale di un magistrato impegnato in una difficilissima indagine:

E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi [Cosa Nostra e imprenditoria milanese]?

«Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».


Grazie per l'impagabile, ma lei insiste nella pretesa di dimostrare il NULLA !  Borsellino, appunto, disse che Mangano era già da anni a Milano, inserito in una qualche attività commerciale, non è andato certo li perchè chiamato da Berlusconi che non lo conosceva, nè tantomeno Borsellino ha fatto un preciso riferimento nominativo a Berlusconi, perchè se così fosse ne avrebbero fatti un'altra cinquantina di processi al premier, oltre i 104 già fatti. Se qualcuno la raccomandato Mangano come stalliere ed è riuscito a inserirolo, bhè guardi che l'elenco delle persone che hanno trovato un lavoro nelle aziende di Berlusconi è a dir poco chilometrico e non credo che abbiano chiesto preventivamente la fedina penale.

Ma sa qual'è la cosa che offende di più l'intelligenza degli italiani? Il fatto che dopo 20 anni si riaprano le indagini e si dia immediata credibilità a pentiti assassini nella direzione del  "teorema Berlusconi", senza alcun elemento realmente provato in mano, mentre per l'obiettivo sostanziale dell'indagine... magari aspetteremo altri 20 anni...

 

Anonimo 02 dicembre 2009   09:08
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 dicembre 2009. Visualizza »

Lei è impagabile!

Osanna la figura del giudice Borsellino ma è prontissimo a ridimensionarne le parole, riducendole a battute, quando toccano Berlusconi. Le trascrivo la risposta integrale di Paolo Borsellino alla domanda del giornalista, giudichi lei (e gli altri lettori) se era una facezia o la grave affermazione professionale di un magistrato impegnato in una difficilissima indagine:

E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi [Cosa Nostra e imprenditoria milanese]?

«Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».


....e quindi continuando ... se lavorava dentro la casa di Berlusconi ..... o lo teneva sotto controllo a sua insaputa (?!?) oppure ....

 

 

Anonimo 01 dicembre 2009   21:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 dicembre 2009. Visualizza »

Bene, visto che lei annette così tanta credibilità ai pentiti o a Mangano, ci vuole dire a quali concreti risultati avrebbero portato quei "rapporti" ? Se proprio vogliamo ragionare seriamente, da cittadini responsabili, dobbiamo farlo con dati alla mano, numeri, persone, date, obiettivi raggiunti. Usciamo una buona volta per tutte dalle nebbie del sospetto a qualunque costo. I fatti sono quelli che tutti vediamo, ormai ogni giorno, cioè la più dura lotta contro la mafia e contro il crimine  che questo Governo a guida Berlusconi sta conducendo rispetto a tutti quelli precedenti.

I teoremi lasciamoli ai pentiti e alle indagini, quando ci saranno sentenze passate in giudicato allora potremo parlare quanto vogliamo; farlo adesso sulla base di dichiarazioni senza l'ombra di una prova, sarebbe solo ingenuo o strumentale.

Borsellino era un magistrato così integerrimo e serio, che non avrebbe mai lanciato pubblicamente accuse a persone con nomi e cognomi se non a sentenza avvenuta, non offendiamone la memoria. Lasci stare le battute riferite all'ambiente imprenditoriale in generale, queste cose le sappiamo tutti, ci sono sempre state e ci saranno, purtroppo.

Per essere più concreti, a lei risulta che Mangano abbia gestito qualche rapporto e qualche affare specifico con qualcuno? Qui si sta tutto giostrando con i soliti "mi ricordo che il tizio ha parlato con caio..., il tizio ha detto che ha sentito dire che..., io penso che lui aveva rapporti con...". Si, e allora? Dopo questa premessa, i fatti quali sono stati?

Perchè veda caro signore, ormai alle storielle fatte di supposizioni, di tanti "se" e tanti "ma", ne abbiamo sentite troppe, dal "bacio" di Andreotti in poi.

Cordialità

Svevo

Lei è impagabile!

Osanna la figura del giudice Borsellino ma è prontissimo a ridimensionarne le parole, riducendole a battute, quando toccano Berlusconi. Le trascrivo la risposta integrale di Paolo Borsellino alla domanda del giornalista, giudichi lei (e gli altri lettori) se era una facezia o la grave affermazione professionale di un magistrato impegnato in una difficilissima indagine:

E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi [Cosa Nostra e imprenditoria milanese]?

«Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».


Anonimo 01 dicembre 2009   18:30
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 dicembre 2009. Visualizza »

Non minimizzi la figura di Mangano riducendolo a semplice "stalliere" di Berlusconi. Borsellino, che la sapeva lunga ,a proposito dei rapporti di Cosa Nostra con gli ambienti industriali milanesi disse:

Mangano era (...) una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti.

Non serve traduzione!

Bene, visto che lei annette così tanta credibilità ai pentiti o a Mangano, ci vuole dire a quali concreti risultati avrebbero portato quei "rapporti" ? Se proprio vogliamo ragionare seriamente, da cittadini responsabili, dobbiamo farlo con dati alla mano, numeri, persone, date, obiettivi raggiunti. Usciamo una buona volta per tutte dalle nebbie del sospetto a qualunque costo. I fatti sono quelli che tutti vediamo, ormai ogni giorno, cioè la più dura lotta contro la mafia e contro il crimine  che questo Governo a guida Berlusconi sta conducendo rispetto a tutti quelli precedenti.

I teoremi lasciamoli ai pentiti e alle indagini, quando ci saranno sentenze passate in giudicato allora potremo parlare quanto vogliamo; farlo adesso sulla base di dichiarazioni senza l'ombra di una prova, sarebbe solo ingenuo o strumentale.

Borsellino era un magistrato così integerrimo e serio, che non avrebbe mai lanciato pubblicamente accuse a persone con nomi e cognomi se non a sentenza avvenuta, non offendiamone la memoria. Lasci stare le battute riferite all'ambiente imprenditoriale in generale, queste cose le sappiamo tutti, ci sono sempre state e ci saranno, purtroppo.

Per essere più concreti, a lei risulta che Mangano abbia gestito qualche rapporto e qualche affare specifico con qualcuno? Qui si sta tutto giostrando con i soliti "mi ricordo che il tizio ha parlato con caio..., il tizio ha detto che ha sentito dire che..., io penso che lui aveva rapporti con...". Si, e allora? Dopo questa premessa, i fatti quali sono stati?

Perchè veda caro signore, ormai alle storielle fatte di supposizioni, di tanti "se" e tanti "ma", ne abbiamo sentite troppe, dal "bacio" di Andreotti in poi.

Cordialità

Svevo

Anonimo 30 novembre 2009   16:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 novembre 2009. Visualizza »

LA BIECA SPIRALE DEL NULLISMO E DEI VELENI

Egregio signore, lei si lascia sopraffare dalla foga e riporta un'intervista nella speranza che qualcuno veda fischi per fiaschi. Borsellino, infatti, da magistrato illuminato e serio quale era, rispose nell'immediatezza alla domanda (del tutto priva di fondamento) dei giornalisti sulla "fusione con uomini d'onore di Cosa nostra" che non aveva elementi da poter esprimere sui nomi di Berlusconi e Dell'Utri.

Borsellino, cioè, respinse al mittente la capziosa domanda, spegnendo bruscamente l'aspettativa dei giornalisti. E anche nelle successive domande, Borsellino sfece riferimento agli ambienti (vasti e complessi della finanza italiana) e mai alle persone, tanto meno a Berlusconi e Dell'Utri.

Se poi lei considera che dopo un ventennio dalla scomparsa di Borsellino e nonostante 104 processi e centinaia di blitz della GdF, non è mai emersa alcuna traccia sull'argomento, a carico di Berlusconi, dovrebbe semplicemente arrendersi all'evidenza. Quanto a procedimenti in corso sui personaggi, cerchiamo di non trasformare le accuse in sentenze passate in giudicato, che già ne abbiamo visti diversi di orrori nel sistema giudiziario italiano.

La tattica di oggi non è mutata, si orchestrano ad arte le congetture e le accuse più aberranti, si poggia sulla memoria tardiva di pentiti già ben noti come delinquenti e pluriomicidi, si tenta cioè di far passare sui mass-media una immagine deformata e destabilizzante, all'unico scopo di far cadere Berlusconi e il suo governo.

Le tresche tra industriali, uomini d'affari e Cosa Nostra non lambiscono neanche per un millimetro Berlusconi, si metta l'anima in pace. E la dimostrazione più evidente sono i provvedimenti e la lotta alla mafia che Berlusconi ha posto in essere con risultati a dir poco schiaccianti. Insomma, da una parte ci sono le solite manovre oscure e le chiacchiere, mentre dall'altra ci sono i fatti che contano.

Si comincia a sospettare che in tutto questo entri davvero la logica mafiosa, che intende vendicarsi della guerra senza quartiere mossale da Berlusconi e da questo governo.

Lasci stare le barzellette sullo stalliere Mangano, figlie di una contraddizione plateale, in quanto si vorrebbe infinocchiare alla gente che un analfabeta (stalliere) facesse da tramite tra Cosa nostra e il livello più alto dell'imprenditoria e della finanza italiane dell'epoca? Uno che non capisce nulla di numeri potrebbe fare il professore di matematica all'Università...?

Proprio per questa furia fanatica e ideologica della sinistra di sparare in aria le cose più incredibili e oscene sul conto "dell'incubo Berlusconi", sulla base del nulla, senza alcun barlume di prova provata..., essa perde terreno e credibilità ogni giorno di più.

E poi, almeno un po' di rispetto per la memoria di un eroe vero, qual'è Borsellino. Magari lo prendessero a modello quei P.M. che sbraitano e fanno comizi umiliando il galateo costituzionale, fregandosene persino la loro gerarchia interna.

Svevo


   BASTAAAAA!!!!!  CAMBIA REGISTRO!!   ..se sei capace ! 

 

Anonimo 30 novembre 2009   15:28
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 novembre 2009. Visualizza »

LA BIECA SPIRALE DEL NULLISMO E DEI VELENI

Egregio signore, lei si lascia sopraffare dalla foga e riporta un'intervista nella speranza che qualcuno veda fischi per fiaschi. Borsellino, infatti, da magistrato illuminato e serio quale era, rispose nell'immediatezza alla domanda (del tutto priva di fondamento) dei giornalisti sulla "fusione con uomini d'onore di Cosa nostra" che non aveva elementi da poter esprimere sui nomi di Berlusconi e Dell'Utri.

Borsellino, cioè, respinse al mittente la capziosa domanda, spegnendo bruscamente l'aspettativa dei giornalisti. E anche nelle successive domande, Borsellino sfece riferimento agli ambienti (vasti e complessi della finanza italiana) e mai alle persone, tanto meno a Berlusconi e Dell'Utri.

Se poi lei considera che dopo un ventennio dalla scomparsa di Borsellino e nonostante 104 processi e centinaia di blitz della GdF, non è mai emersa alcuna traccia sull'argomento, a carico di Berlusconi, dovrebbe semplicemente arrendersi all'evidenza. Quanto a procedimenti in corso sui personaggi, cerchiamo di non trasformare le accuse in sentenze passate in giudicato, che già ne abbiamo visti diversi di orrori nel sistema giudiziario italiano.

La tattica di oggi non è mutata, si orchestrano ad arte le congetture e le accuse più aberranti, si poggia sulla memoria tardiva di pentiti già ben noti come delinquenti e pluriomicidi, si tenta cioè di far passare sui mass-media una immagine deformata e destabilizzante, all'unico scopo di far cadere Berlusconi e il suo governo.

Le tresche tra industriali, uomini d'affari e Cosa Nostra non lambiscono neanche per un millimetro Berlusconi, si metta l'anima in pace. E la dimostrazione più evidente sono i provvedimenti e la lotta alla mafia che Berlusconi ha posto in essere con risultati a dir poco schiaccianti. Insomma, da una parte ci sono le solite manovre oscure e le chiacchiere, mentre dall'altra ci sono i fatti che contano.

Si comincia a sospettare che in tutto questo entri davvero la logica mafiosa, che intende vendicarsi della guerra senza quartiere mossale da Berlusconi e da questo governo.

Lasci stare le barzellette sullo stalliere Mangano, figlie di una contraddizione plateale, in quanto si vorrebbe infinocchiare alla gente che un analfabeta (stalliere) facesse da tramite tra Cosa nostra e il livello più alto dell'imprenditoria e della finanza italiane dell'epoca? Uno che non capisce nulla di numeri potrebbe fare il professore di matematica all'Università...?

Proprio per questa furia fanatica e ideologica della sinistra di sparare in aria le cose più incredibili e oscene sul conto "dell'incubo Berlusconi", sulla base del nulla, senza alcun barlume di prova provata..., essa perde terreno e credibilità ogni giorno di più.

E poi, almeno un po' di rispetto per la memoria di un eroe vero, qual'è Borsellino. Magari lo prendessero a modello quei P.M. che sbraitano e fanno comizi umiliando il galateo costituzionale, fregandosene persino la loro gerarchia interna.

Svevo


Non minimizzi la figura di Mangano riducendolo a semplice "stalliere" di Berlusconi. Borsellino, che la sapeva lunga ,a proposito dei rapporti di Cosa Nostra con gli ambienti industriali milanesi disse:

Mangano era (...) una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti.

Non serve traduzione!

Anonimo 30 novembre 2009   15:05
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Ecco che cosa rispondeva il giudice Borsellino il 21 maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi due giorni prima della strage di Capaci:

Come uomo, non più come giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi e Dell'Utri e uomini d'onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s'interessa all'industria, o com'è?
«A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l'organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa anch'essa. Un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all'industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso».

Dunque lei dice che è normale che Cosa Nostra s'interessi a Berlusconi?
«E' normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l'organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali».

E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi?
«Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».

Fonte: http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=168:lintervista-integrale-di-paolo-borsellino&catid=20:altri-documenti&Itemid=38

 

LA BIECA SPIRALE DEL NULLISMO E DEI VELENI

Egregio signore, lei si lascia sopraffare dalla foga e riporta un'intervista nella speranza che qualcuno veda fischi per fiaschi. Borsellino, infatti, da magistrato illuminato e serio quale era, rispose nell'immediatezza alla domanda (del tutto priva di fondamento) dei giornalisti sulla "fusione con uomini d'onore di Cosa nostra" che non aveva elementi da poter esprimere sui nomi di Berlusconi e Dell'Utri.

Borsellino, cioè, respinse al mittente la capziosa domanda, spegnendo bruscamente l'aspettativa dei giornalisti. E anche nelle successive domande, Borsellino sfece riferimento agli ambienti (vasti e complessi della finanza italiana) e mai alle persone, tanto meno a Berlusconi e Dell'Utri.

Se poi lei considera che dopo un ventennio dalla scomparsa di Borsellino e nonostante 104 processi e centinaia di blitz della GdF, non è mai emersa alcuna traccia sull'argomento, a carico di Berlusconi, dovrebbe semplicemente arrendersi all'evidenza. Quanto a procedimenti in corso sui personaggi, cerchiamo di non trasformare le accuse in sentenze passate in giudicato, che già ne abbiamo visti diversi di orrori nel sistema giudiziario italiano.

La tattica di oggi non è mutata, si orchestrano ad arte le congetture e le accuse più aberranti, si poggia sulla memoria tardiva di pentiti già ben noti come delinquenti e pluriomicidi, si tenta cioè di far passare sui mass-media una immagine deformata e destabilizzante, all'unico scopo di far cadere Berlusconi e il suo governo.

Le tresche tra industriali, uomini d'affari e Cosa Nostra non lambiscono neanche per un millimetro Berlusconi, si metta l'anima in pace. E la dimostrazione più evidente sono i provvedimenti e la lotta alla mafia che Berlusconi ha posto in essere con risultati a dir poco schiaccianti. Insomma, da una parte ci sono le solite manovre oscure e le chiacchiere, mentre dall'altra ci sono i fatti che contano.

Si comincia a sospettare che in tutto questo entri davvero la logica mafiosa, che intende vendicarsi della guerra senza quartiere mossale da Berlusconi e da questo governo.

Lasci stare le barzellette sullo stalliere Mangano, figlie di una contraddizione plateale, in quanto si vorrebbe infinocchiare alla gente che un analfabeta (stalliere) facesse da tramite tra Cosa nostra e il livello più alto dell'imprenditoria e della finanza italiane dell'epoca? Uno che non capisce nulla di numeri potrebbe fare il professore di matematica all'Università...?

Proprio per questa furia fanatica e ideologica della sinistra di sparare in aria le cose più incredibili e oscene sul conto "dell'incubo Berlusconi", sulla base del nulla, senza alcun barlume di prova provata..., essa perde terreno e credibilità ogni giorno di più.

E poi, almeno un po' di rispetto per la memoria di un eroe vero, qual'è Borsellino. Magari lo prendessero a modello quei P.M. che sbraitano e fanno comizi umiliando il galateo costituzionale, fregandosene persino la loro gerarchia interna.

Svevo


Anonimo 30 novembre 2009   08:39

Ecco che cosa rispondeva il giudice Borsellino il 21 maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi due giorni prima della strage di Capaci:

Come uomo, non più come giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi e Dell'Utri e uomini d'onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s'interessa all'industria, o com'è?
«A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l'organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa anch'essa. Un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all'industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso».

Dunque lei dice che è normale che Cosa Nostra s'interessi a Berlusconi?
«E' normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l'organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali».

E uno come Mangano può essere l'elemento di connessione tra questi mondi?
«Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un'attività commerciale. E' chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».

Fonte: http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=168:lintervista-integrale-di-paolo-borsellino&catid=20:altri-documenti&Itemid=38

 

Anonimo 29 novembre 2009   21:55
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 novembre 2009. Visualizza »

E' vero, questo non è il paese degli scemi!

Berlusconi spieghi prima di tutto da dove arriva il suo patrimonio.

Visto che è presidente del consiglio l'Italia tutta si attende una risposta esauriente.

Giusi

E dai, quante cose deve spiegare Berlusconi, a quante domande deve rispondere? La patetica verità è che in molti ne vorrebbero la fine, a qualunque costo e con qualunque mezzo. Se non sono stati sufficienti centinaia e centinaia di blitz della Finanza e 104 processi (inutili), vada tranquilla che la provenienza del suo patrimonio è più che regolare e basta guardare alle sue aziende per rendersi conto della sua grande capacità imprenditoriale. Non saranno i tentativi di diffamazione e gli attacchi gossippari a scoraggiarlo, perchè ha le carte in regola e sa governare.

Cordialità.

Svevo

 

Anonimo 29 novembre 2009   09:20
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 novembre 2009. Visualizza »

In verità il direttore Parlagreco le aveva dato un'ottima risposta, che condivido in toto. Lei sostiene che Travaglio dà ottimi spunti di riflessione. Io penso invece che abbia preso gusto (e non solo gusto) a fare il suo mestiere di interfaccia giornalistica con certa magistratura a senso unico. Per carità, faccia quel che gli pare, ma questo non impedirà a chi legge i giornali e vede la Tv di formarsi la propria opinione e il proprio "spunto di riflessione".

Veda caro signore, quando dopo vent'anni rigurgitano per uno strano meccanismo ad orologeria le dichiarazioni di pentiti, quando si presta loro un'attenzione quasi mistica e subito echeggiante negli organi di stampa e nelle rubriche Tv schierate, quando si tira di nuovo in campo Andreotti, si bombardano i cittadini con film e talk-show dedicati alla mafia, quando si continua con i comizi di certi magistrati nonostante i ripetuti appelli del Capo dello Stato, ammannendo la solita brodaglia di gossip e sospetti, bhè abbia pazienza, questo non è il paese degli scemi ! Il disegno eversivo emerge con totale chiarezza (eversivo, politicamente parlando, è tutto ciò che mira a sovvertire le scelte democratiche).

E poi, lei ha scritto che Andreotti non è stato condannato ma "sappiamo tutti" che la verità è un'altra, cioè che aveva "rapporti stretti con la mafia..."! Ce li vuole raccontare qui tali rapporti, con nomi, fatti, circostanze, date...?

Pendiamo dalle sue labbra. Non le faccio la stessa domanda su Berlusconi, perché sarebbe come invitarla a raccontare barzellette, ma se ci tiene faccia pure.

Svevo

 

E' vero, questo non è il paese degli scemi!

Berlusconi spieghi prima di tutto da dove arriva il suo patrimonio.

Visto che è presidente del consiglio l'Italia tutta si attende una risposta esauriente.

Giusi

Anonimo 28 novembre 2009   23:40
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 novembre 2009. Visualizza »

Non prendo Travaglio come oro colato, ma come un giornalista d'inchiesta che dà ottimi spunti di riflessione. Il partire da carte processuali, da dichiarazioni che hanno un certo peso secondo me è importante e ha una sua valenza anche giuridica. Non si diffama nessuno se si espongono certe verità derivanti da procedimenti giudiziari e anzi si permette alla gente di sapere cosa succede. Se ciò fosse stato irregolare, illecito a quest'ora il sign. Travaglio sarebbe stato condannato. E fa pensare che forse, dico, FORSE, non ci andava tanto lontano. Io mi chiedo però: le cose seppur assodate devono avere un presupposto e delle conseguenze giudiziarie per essere considerate come veramente accadute? Secondo me non funziona così, sarebbe troppo semplice. Allora potremmo benissimo dire che Andreotti non ebbe mai rapporti stretti con mafiosi perchè non c'è una sentenza che lo condanna, quando sappiamo tutti che la verità è un'altra.

In verità il direttore Parlagreco le aveva dato un'ottima risposta, che condivido in toto. Lei sostiene che Travaglio dà ottimi spunti di riflessione. Io penso invece che abbia preso gusto (e non solo gusto) a fare il suo mestiere di interfaccia giornalistica con certa magistratura a senso unico. Per carità, faccia quel che gli pare, ma questo non impedirà a chi legge i giornali e vede la Tv di formarsi la propria opinione e il proprio "spunto di riflessione".

Veda caro signore, quando dopo vent'anni rigurgitano per uno strano meccanismo ad orologeria le dichiarazioni di pentiti, quando si presta loro un'attenzione quasi mistica e subito echeggiante negli organi di stampa e nelle rubriche Tv schierate, quando si tira di nuovo in campo Andreotti, si bombardano i cittadini con film e talk-show dedicati alla mafia, quando si continua con i comizi di certi magistrati nonostante i ripetuti appelli del Capo dello Stato, ammannendo la solita brodaglia di gossip e sospetti, bhè abbia pazienza, questo non è il paese degli scemi ! Il disegno eversivo emerge con totale chiarezza (eversivo, politicamente parlando, è tutto ciò che mira a sovvertire le scelte democratiche).

E poi, lei ha scritto che Andreotti non è stato condannato ma "sappiamo tutti" che la verità è un'altra, cioè che aveva "rapporti stretti con la mafia..."! Ce li vuole raccontare qui tali rapporti, con nomi, fatti, circostanze, date...?

Pendiamo dalle sue labbra. Non le faccio la stessa domanda su Berlusconi, perché sarebbe come invitarla a raccontare barzellette, ma se ci tiene faccia pure.

Svevo

 

Anonimo 28 novembre 2009   14:50
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 28 novembre 2009. Visualizza »

Confesso, non ho letto Travaglio. E' grave? Travaglio non è certo la cassazione. Il quesito "da dove spunta Berlusconi?", riguarda il collaboratore che fa la domanda a Spatuzza, citando Berlusconi e Andreotti. Perché? Ha letto Travaglio? In ogni caso, chi scrive un articolo non può e non deve avere certezze, a meno che non siano provate. Questo dovrebbe accadere anche a chi commenta, magari mettendo la firma alle sue certezze. Se le cose fossero assodate, qualcosa sarebbe accaduta nell'iter giudiziario. Invece, niente. Pensa che ci siano stati "favori"? Per quanto ci riguarda, abbiamo fiducia nella giustizia. Travaglio? Non è il vangelo, né la giustizia.

Non prendo Travaglio come oro colato, ma come un giornalista d'inchiesta che dà ottimi spunti di riflessione. Il partire da carte processuali, da dichiarazioni che hanno un certo peso secondo me è importante e ha una sua valenza anche giuridica. Non si diffama nessuno se si espongono certe verità derivanti da procedimenti giudiziari e anzi si permette alla gente di sapere cosa succede. Se ciò fosse stato irregolare, illecito a quest'ora il sign. Travaglio sarebbe stato condannato. E fa pensare che forse, dico, FORSE, non ci andava tanto lontano. Io mi chiedo però: le cose seppur assodate devono avere un presupposto e delle conseguenze giudiziarie per essere considerate come veramente accadute? Secondo me non funziona così, sarebbe troppo semplice. Allora potremmo benissimo dire che Andreotti non ebbe mai rapporti stretti con mafiosi perchè non c'è una sentenza che lo condanna, quando sappiamo tutti che la verità è un'altra.

parlagreco 28 novembre 2009   12:52
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 novembre 2009. Visualizza »

"Ma Berlusconi come spunta, dal nulla? No, non è possibile. Chi ha posto la domanda deve averne sentito parlare. Ma è il secondo quesito che merita particolare attenzione". Dott. Parlagreco si informi di più e soprattutto si legga "L'odore dei soldi" di Marco Travaglio che non è un fascista nè un comunista. Sono cose che si sanno, e che la gente DOVEVA sapere, da all'incirca 8 anni. Infatti suddetto libro uscì nelle librerie nel 2001 e fu la causa di una parte dell'Editto bulgaro di quell'anno, quando Luttazzi fu cacciato a pedate dalla televisione e Travaglio fu bollato come eretico da tutti, quando invece ha soltanto fatto due più due (e i giudici al processo per diffamazione mossogli contro gli hanno dato ragione). http://www.youtube.com/watch?v=4N6sjk-HiAQ , http://www.youtube.com/watch?v=1mOuZ_UYNYo , ecco i video incriminati. Berlusconi c'entra perchè ogni volta che qualche giudice gli chiede come sia nata tutta quella sua ricchezza lui si avvale della facoltà di non rispondere. Berlusconi c'entra perchè già Borsellino ne parlava prima di essere ammazzato.
 

Confesso, non ho letto Travaglio. E' grave? Travaglio non è certo la cassazione. Il quesito "da dove spunta Berlusconi?", riguarda il collaboratore che fa la domanda a Spatuzza, citando Berlusconi e Andreotti. Perché? Ha letto Travaglio? In ogni caso, chi scrive un articolo non può e non deve avere certezze, a meno che non siano provate. Questo dovrebbe accadere anche a chi commenta, magari mettendo la firma alle sue certezze. Se le cose fossero assodate, qualcosa sarebbe accaduta nell'iter giudiziario. Invece, niente. Pensa che ci siano stati "favori"? Per quanto ci riguarda, abbiamo fiducia nella giustizia. Travaglio? Non è il vangelo, né la giustizia.

Anonimo 28 novembre 2009   12:22

"Ma Berlusconi come spunta, dal nulla? No, non è possibile. Chi ha posto la domanda deve averne sentito parlare. Ma è il secondo quesito che merita particolare attenzione". Dott. Parlagreco si informi di più e soprattutto si legga "L'odore dei soldi" di Marco Travaglio che non è un fascista nè un comunista. Sono cose che si sanno, e che la gente DOVEVA sapere, da all'incirca 8 anni. Infatti suddetto libro uscì nelle librerie nel 2001 e fu la causa di una parte dell'Editto bulgaro di quell'anno, quando Luttazzi fu cacciato a pedate dalla televisione e Travaglio fu bollato come eretico da tutti, quando invece ha soltanto fatto due più due (e i giudici al processo per diffamazione mossogli contro gli hanno dato ragione). http://www.youtube.com/watch?v=4N6sjk-HiAQ , http://www.youtube.com/watch?v=1mOuZ_UYNYo , ecco i video incriminati. Berlusconi c'entra perchè ogni volta che qualche giudice gli chiede come sia nata tutta quella sua ricchezza lui si avvale della facoltà di non rispondere. Berlusconi c'entra perchè già Borsellino ne parlava prima di essere ammazzato.
 

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