Marrazzo e Spatuzza si rivolgono al Papa. Vogliono il perdono "pubblico". E’ giusto?

27 novembre 2009 14:37
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L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo ha inviato una lettera al Papa per chiedergli perdono e ricevere la sua paterna benedizione. Ritiratosi nel Monastero di Montecassino, confortato dal calore dei familiari, a cominciare dalla moglie, ha iniziato il suo cammino di “redenzione”.

Gaspare Spatuzza nel 2007 ha inviato gli auguri di compleanno a papa Ratzinger ricevendone ringraziamenti ufficiali e la benedizione apostolica'. Non ha chiesto il perdono ma è come se l’avesse fatto; non è stato perdonato, ma è come se lo fosse stato.

Che cosa hanno in comune Piero Marrazzo e Gaspare Spatuzza? Non certo la storia personale. Spatuzza è stato un feroce killer, ha subito più ergastoli, ha tanto da farsi perdonare. Piero Marrazzo ha frequentato delle transessuali, obbedendo ad una sua inclinazione sessuale. Ha tradito la sua famiglia, il suo ruolo pubblico e quando ha subito i ricatti, perché scoperto, invece che denunciare i ricattatori, li ha pagati.

Master mediazione familiare

Spatuzza è stato al servizio della mafia, ha ammazzato, spaventato, intimidito, usato violenza nei confronti di persone inermi. Una vita segnata dal sangue, dal delitto, dalla crudeltà.

Entrambi si rivolgono alla massima autorità religiosa. Perché lo fanno?

Il percorso di conversione non richiede questo passo. Esso si compie nella coscienza di ognuno e, per ogni credente, con l’aiuto di un religioso, un sacerdote, al quale confessare le proprie debolezze, colpe, crimini, e la volontà di “mondarsi l’anima”.

La confessione è un fatto privato, non pubblico. La richiesta di perdono aiuta il pentito a continuare il suo percorso di conversione. Essa pretende sincerità d’animo, profonda comprensione delle responsabilità, l’adozione di comportamenti e valori nuovi.

La pubblicità del “perdono” può essere regalata alle vittime del crimine. Ci si consegna alla volontà di chi ha sofferto per meritare di essere accolto nel grembo della società e della chiesa.

Piero Marrazzo vuole essere perdonato dalla Chiesa. Ha ottenuto il perdono dei familiari. Ha ottenuto anche quello del sacerdote con il quale si è confidato? Se l’avesse ottenuto, e non c’è ragione di dubitarlo, rivolgersi al Pontefice non è necessario, a meno che non ci sia dell’altro.

E infatti c’è dell’altro. Piero Marrazzo crede che ottenendo il perdono del Papa, lo ottenga di fatto, dai suoi simili. Vuole farsi perdonare dalla gente e per raggiungere questo risultati, chiede la legittimazione del Papa. Che lo faccia in buona coscienza è possibile, anzi credibile, ma questo percorso pretende ciò che la Chiesa non può e non deve dare, il perdono sociale.

La Chiesa “deve” credere nella sincerità del pentimento ai fini del perdono. Non può non credere, se i comportamenti e i gesti compiuti lo fanno credere, nel mondo laico il viatico verso il perdono è necessariamente più complesso, perché è fatto di nuove prove, nuove testimonianze, comportamenti, gesti che vanno giudicati nel tempo. Il perdono del Papa è una scelta che lascia sospettare di ricercare una legittimazione sociale, accorciando i tempi della redenzione laica.

Gaspare Spatuzza ha altre urgenze. Ha bisogno di cambiare vita, di essere creduto, di dimostrare in modo incontrovertibile che le sue intenzioni sono buone e giuste, assunte in piena coscienza e sincerità d’animo. La “bolla papale” al suo ravvedimento, lo pone in una luce diversa, permettendogli di ottenere la considerazione pubblica.

Ecco ciò che accomuna i due fatti: sia Spatuzza che Marrazzo “usano” la Chiesa. Ciò non implica necessariamente che siano in mala fede o che stiano furbescamente sfruttare l’autorità ecclesiastica per ottenere ciò che a loro serve. Ma la pubblicità data al percorso di ravvedimento svela il bisogno urgente ed inderogabile di una “assoluzione” laica piuttosto che religiosa.

“Ho avuto modo di notare la profonda vergogna che provava per se stesso e per i gesti compiuti di cui mi raccontava i vari particolari, quasi sempre interrotto dal pianto'', riferisce il sacerdote al Corriere della Sera a proposito di Spatuzza. Le stesse parole, più o meno, abbiamo sentito a proposito di Marrazzo da parte di coloro che l’hanno avvicinato dopo lo scandalo di cui è stato protagonista.

Non si mette in discussione, dunque, la buona fede, ma la strada scelta. Non è quella giusta.

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Anonimo 30 novembre 2009   19:33
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 novembre 2009. Visualizza »

forse è giusto ...sicuramente non è giusto chiamare noi ad esprimere un qualsiasi pensiero che possa riguardare la coscienza di una persona.

ma smettiamola il perdono si può anche dare, ma suvvia ai porconi bisognerebbe tagliare le appendici sessuali,

 il perdono deve chiederlo prima ai suoi figli che sono innocenti alla moglie e alla società tutta, il papà cosa può fare è giusto che il perdono

  glielo dia, ma di sicuro non può bastare

 guardi dentro il suo animo e la sua mente

 e forse questa una buona occasione per redimersi

Anonimo 29 novembre 2009   16:47

forse è giusto ...sicuramente non è giusto chiamare noi ad esprimere un qualsiasi pensiero che possa riguardare la coscienza di una persona.

Anonimo 29 novembre 2009   15:55

E' un modo per far tacere la propria coscienza, per sedarla e forse è anche una maniera per cercare un futuro!

Ma in realtà questa gente fà questo solo dopo che è stata beccata, ma mai prima in corsa!

Ed allora  è diverso! Però solo Dio è in grado di conoscere il vero pensiero di costoro ed il Papa non c'entra nulla!

Anonimo 29 novembre 2009   13:13

E' vero, il perdono è un fatto privato, tra il "peccatore" e Dio per mezzo di un qualsiasi sacerdote; per il resto sarebbe meglio non esprimere giudizi così netti(e con questo non giustifico nessuno dei due comportamenti, anche se quello di Marrazzo è nullo  in rapporto a quello che ha fatto Spatuzza); anche perchè spesso, in queste situazioni delicate, si cerca sempre la notizia ad ogni costo a scapito della verità.

Fabio

Anonimo 29 novembre 2009   00:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 novembre 2009. Visualizza »

...un tentativo in extremis di recuperare il recuperabile....pietoso....

Concordo... Marrazzo si è dimostrato fino all'ultimo un uomo senza dignità. Il suo finto-pentimento è assai ipocrita.

Fin quando non è stato smascherato ha continuato tranquillamente a fare i  porci comodi suoi e durante quei momenti dove stava la sua coscienza  "cristiana"? Sotto le suole delle scarpe, immagino.

Ora vuol solo salvare la faccia e magari rifarsi una verginità in vista di un suo possibile ritorno in TV o in politica.

Troppo comodo, farebbe meglio a tacere.

 

Anonimo 28 novembre 2009   17:07

E' Dio che perdona. il Papa o un qualsiasi sacerdote non può che prendere atto di un pentimento espresso, ma se il pentimento è poi sincero o meno solo Dio può saperlo. Ogni uomo anche il più scellerato (ma chi può sapere poi chi è  nel profondo del suo intimo il più scellerato? Non giudicate se non volete essere giudicati, ammonisce Cristo) ha la possibilità di ricominciare d'accapo, non è perduto irrimediabilmente per sempre. Agli occhi di Dio dipende solo dalla sua coscienza e Dio è più mericordioso degli uomini perchè sa più degli uomini. Il perdono infatti non è un atto di generosità, ma un sommo atto di razionalità perchè consente di superare l'empasse (per esempio, le eterne faide primitive per un'offesa,vera o presunta che sia, sono l'effetto di una coscienza che non riesce a superare il gioco semplice causa effetto, attraverso un superiore atto autonomo razionale, qual è appunto il perdono, che vede e fa dunque sopravvanzare in un'altra realtà) così come il pentimento è fatto intimo perchè tocca appunto la coscienza. Il colloquio di Cristo sulla croce con il ladrone è un fatto privato. Ah se invece di mandarla via riflettessimo di più sul pensiero, sulla filosofia che emana dalla Croce, probabilmente crescerebbero di più le coscienze di noi tutti.

marcoc 27 novembre 2009   20:11

Ma guarda questo per sette anni va con i trans (chissà cos'altro ha fatto prima) poi si chiude in convento  per espiare (davvero surreale) e poi ha il coraggio di scrivere al papa per chiedere perdono!

Ma chi si crede di essere? Si metta in fila si penta sinceramente poi l'assoluzione può dargliela un qualunque prete nel silenzio!

Anonimo 27 novembre 2009   17:24

...un tentativo in extremis di recuperare il recuperabile....pietoso....

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