Ha del grottesco la vicenda di un presunto traffico di cuccioli di cui si era occupata, la settimana scorsa, anche la trasmissione 'Le Iene' e che ha portato i carabinieri dei Nas di Milano a indagare il titolare di un canile alle porte della città. Dopo le denunce, infatti, e nonostante la reiterazione del reato, l'imprenditore ha potuto lo stesso vendere i 138 cuccioli arrivati clandestinamente dall'Ungheria. In un primo tempo, ovviamente, i cuccioli erano stati posti sotto sequestro
ma l'uomo ha fatto istanza di dissequestro e l'ha ottenuto. "Qualche giorno fa erano rimasti solo nove cuccioli, oggi forse non ce ne saranno più" spiega una donna della zona che, saputa la notizia, aveva telefonato per sapere se poteva adottarne qualcuno. A interrompere la lucrosa attività dell'uomo sono arrivati, a metà settembre, i carabinieri (che però ne hanno dato notizia solo oggi). I militari indagavano sulla pista ungherese da ben prima che se ne occupassero, con un servizio-inchiesta, Le Iene, cioé fin dal luglio del 2007, quando l'uomo, che ha 31 anni, era stato denunciato una prima volta. Era stato trovato con 40 cuccioli clandestini durante una serie di controlli disposti dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ed eseguiti dai Nas. Posti sotto sequestro e affidati in custodia giudiziaria allo stesso titolare del canile, i cani erano stati, anche in quella circostanza, venduti. Prima l'uomo aveva denunciato ai carabinieri di S.Giuliano Milanese il furto di una decina di essi. Poi aveva ammesso di avere venduto parte degli altri ed era quindi stato denunciato per violazione degli obblighi di custodia. A metà settembre è stato denunciato per maltrattamento di animali e per importazione illegale di cani (che però è una violazione amministrativa). I carabinieri hanno infatti accertato che l'uomo aveva portato i 138 cuccioli dall'Ungheria al canile stipandoli in un furgone abilitato per ospitare solo venti animali. Molti erano morti. Cuccioli che non avevano seguito la profilassi sanitaria né in Ungheria né in Italia, e buona parte dei quali risultavano però 'misteriosamente' microchippati. L'uomo, a fronte di una lucrosissima attività, rischia ora di pagare 50 euro per ogni cane microchippato abusivamente e mille euro in tutto per importazione abusiva. Oltre a eventuali condanne, naturalmente, che difficilmente, però, interrompono questo genere di attività commerciali. Quel canile, peraltro, secondo indiscrezioni risulta essere passato attraverso più proprietari. "E anche in caso di chiusura - spiega un animalista - basta solo riaprirlo con un'altra società o dei prestanome".