Il pm di Potenza Henry John Woodcock ha chiesto il rinvio a giudizio del principe Vittorio Emanuele di Savoia e di un'altra dozzina di persone per il reato di associazione per delinquere finalizzata "a commettere più delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio, in particolare un numero indeterminato di delitti di corruzione e falso". Lo si è appreso a Roma in ambienti giudiziari che hanno seguito l'evoluzione dell'inchiesta potentina, nel
corso della quale, nel giugno 2006, fu disposta la detenzione in carcere del principe. Questi si è sempre dichiarato estraneo agli addebiti che gli sono stati contestati.
Vittorio Emanuele di Savoia è accusato di essere stato tra i promotori e organizzatori di una sorta di "holding del malaffare", impegnata nel settore del gioco d'azzardo, che avrebbe fatto ricorso ad operazione di corruzione per ottenere specifici "nulla osta" dai Monopoli di Stato per l'installazione di videogames. L' organizzazione avrebbe anche favorito operazioni di riciclaggio in alcuni casinò di denaro proveniente da attività illecite. Tra gli imputati figurano anche alcuni periti che avrebbero redatto consulenze tecniche compiacenti sulla liceità di alcuni apparecchi di gioco. Nel corso dell'inchiesta, la Procura di Potenza ha trasmesso a diverse autorità giudiziarie, competenti per territorio, specifici filoni d'indagine emersi durante le attività investigative, mentre, con il placet della Cassazione, è rimasta nel capoluogo lucano la vicenda relativa al reato associativo. Il prosieguo delle indagini svolto nelle altre sedi giudiziarie ha portato, in alcuni casi, all'archiviazione dei relativi procedimenti, in altri alla formulazione di richieste di rinvio a giudizio per alcuni indagati.