Caro direttore,
a giudicare dal crescente numero dei lettori e degli interventi a commento degli articoli pubblicati su Sicilia Informazione, non credo di essere l'unico a manifestare apprezzamento per l'indipendenza che la testata on-line sembra possedere.
Sebbene questa squallidissima campagna elettorale offra ben pochi stimoli di riflessione, il "nostro" quotidiano riesce a tenere desta l'attenzione su alcune questioni importanti. E' il caso del suo fondo dell'altro ieri, a commento dell'intervista a Lombardo che Aldo Cazzullo ha raccolto per il Corriere meno di una settimana fa. Lei ha messo a fuoco una questione, quella della presunta autonomia di cui si fregia il movimento di Lombardo, che mai o raramente diviene oggetto di dibattito o di confronto sui giornali o in televisione. E che pochi hanno ritenuto necessario discutere da quando, due anni or sono, sulle prime pagine dei quotidiani campeggiava l'affettuosa stretta di mano tra Bossi e il fondatore di MPA.
Ma se il movimento leghista, fra gli alti e bassi dei suoi vent'anni di storia politica, è riuscito a inventarsi una regione, la Padania, mai esistita in geografia, a proporre improbabili riti celtici e improvvisare parlamenti del Nord, facendo leva principalmente sul malcontento per il centralismo di Roma ladrona e sull'ondata xenofoba degli abitanti che popolano le aree più ricche ed industrializzate, allora non c'è niente, proprio niente in comune con un eventuale movimento autonomista siciliano. Che invece ha tutta l'aria di essere stato inventato di sana pianta, così come fece il Cavaliere nel '93 con Forza Italia.
Si ha chiara e forte l'impressione che l'anacronistico slogan dell'autonomia sia stato messo lì come a giustificare o a coprire quello che in realtà è un ben preciso disegno politico che il Lombardo persegue ormai da anni: mirare ai piani più alti del potere dopo aver consolidato la propria base mediante una fittissima rete di rapporti che interessano trasversalmente tutti i settori della società: imprenditori, operai, funzionari dello Stato, professionisti, insegnanti, religiosi, giovani, donne,... insomma una trama clientelare scientificamente congegnata, al cui confronto i vecchi apparati democristiani sembrano circoli parrocchiali.
Forse, questo patetico tentativo di ammantare ideologicamente la sua macchina da guerra fa prendere a Lombardo le paurose sbandate culturali che Lei ha ben sottolineato. Dio non voglia che questa sconsolante e approssimativa difesa di una sicilianità che non esiste sia posta a base per millantare le scelte che una parte politica della Sicilia va rivendicando, dal ponte agli inceneritori, passando per tutte le altre grandi opere che non servono alla Sicilia, ma solo ad alcuni siciliani. Infine sconcerta, ma non troppo, la superficialità con cui nell'intervista egli si pone quando si accenna a cose di mafia ("è vero che ci sono i mafiosi, ma c'è anche Montalbano che li prende a sganassoni, infatti ho chiesto a Camilleri di candidarsi", "Cuffaro? Lo accusano di aver informato due amici, può non aver saputo che fossero caduti nelle spire della mafia", "Rivendico il diritto di parlare con chicchessia"). Poi rivela la vera notizia: «La mafia mi ha minacciato di morte», come se ciò fosse garanzia di antimafia.
Caro direttore, questo è l'uomo che si appresta a guidare la Sicilia per i prossimi cinque anni.
Mi auguro che Sicilia Informazioni continui a fare il proprio lavoro, che è quello di
informare.
Enrico Mirabella
p.s. - se ben ricorda alcuni mesi fa abbiamo avuto un breve scambio epistolare. Sono sinceramente compiaciuto che il giornale stia crescendo. Finalmente si leggono anche le firme.
Gentile anonimo, la sicilianità esiste, diamine se esiste! E' il prodotto di tante culture, delle influenze dei tanti popoli che nel corso dei secoli sono venuti qui da immigrati: fenici, greci, romani, arabi, normanni, spagnoli ... La sicilianità ha dei caratteri forti, distinitivi, è una molteplicità di sub-caratteri diversi nelle diverse zone dell'isola. Ce lo ricordano bene i grandi scrittori di questo secolo, da Pirandello a Sciascia, da Martoglio a Bufalino. Per "sicilianità che non esiste" o quantomeno se ancora esiste è anacronistica, intendo quella che oggi, a terzo millennio iniziato, ha la presunzione di affermare che l'identità di un popolo di per sé è condizione sufficiente per l'autodeterminazione dal punto di vista politico, economico e sociale. Nell'epoca in cui avanza la globalizzazione economica e si tende all'armonizzazione delle politiche, almeno a livello comunitario, mi sembra che parlare di autonomia sia come fare un salto all'indietro nella storia. E poi dove vogliamo andare, con la mediocrità dell'attuale classe dirigente siciliana?
e. mirabella
Quanta storia, quanta cultura, e quanti bravissimi scrittori e artisti in questa bellissima Sicilia! Purtroppo, ogni discussione, sia personale, economica, politica, e di qualsiasi indole, finisce sempre contro un muro: la mafia. Prima di sognare l'indipendenza completa dal "continente" cercate di non pagare il pizzo e d'incarcerare i mafiosi (o mandarli a MIlano!). Cominciate adesso e fra due-trecento anni d'indipendenza se ne potra' ricominciare a parlare. Nel frattempo vedete se potete mandare il Guardasigilli Alfano in Tunisia per trovare i miliardi di Craxi e darvi un po' di "giustizia" postuma. Auguroni e tante belle cose!
Gentile anonimo, la sicilianità esiste, diamine se esiste! E' il prodotto di tante culture, delle influenze dei tanti popoli che nel corso dei secoli sono venuti qui da immigrati: fenici, greci, romani, arabi, normanni, spagnoli ... La sicilianità ha dei caratteri forti, distinitivi, è una molteplicità di sub-caratteri diversi nelle diverse zone dell'isola. Ce lo ricordano bene i grandi scrittori di questo secolo, da Pirandello a Sciascia, da Martoglio a Bufalino. Per "sicilianità che non esiste" o quantomeno se ancora esiste è anacronistica, intendo quella che oggi, a terzo millennio iniziato, ha la presunzione di affermare che l'identità di un popolo di per sé è condizione sufficiente per l'autodeterminazione dal punto di vista politico, economico e sociale. Nell'epoca in cui avanza la globalizzazione economica e si tende all'armonizzazione delle politiche, almeno a livello comunitario, mi sembra che parlare di autonomia sia come fare un salto all'indietro nella storia. E poi dove vogliamo andare, con la mediocrità dell'attuale classe dirigente siciliana?
e. mirabella
Per favore ,ricordiamoci che per guarire bisogna essere impietosi con sè stessi. Servono medicine spesso amare e talvolta interventi chirurgici. Se "ci vogliamo bene" ,ci dobbiamo curare. Perchè la "sicilianità" ha materializzato nel tempo comportamenti individuali e sociali che ci mettono alla berlina di fronte al mondo intero e ci dannegggiano anche materialmente. Ci sarà un motivo se ,conn tutte le nostre bellezze del passato ,con tutte le attrattive del territorio e con la condizione geografica e climatica ideale, le cose vanno così male. Diciamocele le cose sgradevoli.
Siamo stati invasi sempre. Da chiunque. E l'invasore qui veniva a stare bene maltrattando noi. I monumenti li ha lasciati ,non a caso ,lui ,l'invasore :Che qui manteneva solo dei vassalli tirapiedi. Siamo un popolo umiliato che per questo guarda con sospetto a qualsiasi aggregazione statuale ed alle sue leggi. E siamo rimasti indietro : centoquaranticinquesimi tra 163 regioni europee. Ed a risalire la china non varrà n' Capuana ,nè Verga ,nè Pirandello. Siciliani "anomali".
Non posso che concordare sulla diffidenza nei confronti di Lombardo,ormai sinonimo di clientelismo e mala politica,qualcosa certamente da non promuovere.
Concordo poco su quanto afferma essere l'autonomia,ovvero "anacronistica"; ciò che,infatti, a mio parere, è "anacronistico",non può che essere lo Stato Centralista erede della cultura politica Ottecentesca; sebbene io non faccia mistero del fatto che a forme di autonomia,preferisca altre forme di autogoverno,forse più radicali.
Nettamente meno d'accordo sono sulla "sicilianità che non esiste"; spero che essa sia stata una mia cattiva interpretazione, poichè affermare l'inesistenza dell'identità siciliana,altro non è che negare millenni di storia attraverso i quali il Popolo Siciliano si è forgiato,nel bene e nel male.
Gentile anonimo, la sicilianità esiste, diamine se esiste! E' il prodotto di tante culture, delle influenze dei tanti popoli che nel corso dei secoli sono venuti qui da immigrati: fenici, greci, romani, arabi, normanni, spagnoli ... La sicilianità ha dei caratteri forti, distinitivi, è una molteplicità di sub-caratteri diversi nelle diverse zone dell'isola. Ce lo ricordano bene i grandi scrittori di questo secolo, da Pirandello a Sciascia, da Martoglio a Bufalino. Per "sicilianità che non esiste" o quantomeno se ancora esiste è anacronistica, intendo quella che oggi, a terzo millennio iniziato, ha la presunzione di affermare che l'identità di un popolo di per sé è condizione sufficiente per l'autodeterminazione dal punto di vista politico, economico e sociale. Nell'epoca in cui avanza la globalizzazione economica e si tende all'armonizzazione delle politiche, almeno a livello comunitario, mi sembra che parlare di autonomia sia come fare un salto all'indietro nella storia. E poi dove vogliamo andare, con la mediocrità dell'attuale classe dirigente siciliana?
e. mirabella
Non posso che concordare sulla diffidenza nei confronti di Lombardo,ormai sinonimo di clientelismo e mala politica,qualcosa certamente da non promuovere.
Concordo poco su quanto afferma essere l'autonomia,ovvero "anacronistica"; ciò che,infatti, a mio parere, è "anacronistico",non può che essere lo Stato Centralista erede della cultura politica Ottecentesca; sebbene io non faccia mistero del fatto che a forme di autonomia,preferisca altre forme di autogoverno,forse più radicali.
Nettamente meno d'accordo sono sulla "sicilianità che non esiste"; spero che essa sia stata una mia cattiva interpretazione, poichè affermare l'inesistenza dell'identità siciliana,altro non è che negare millenni di storia attraverso i quali il Popolo Siciliano si è forgiato,nel bene e nel male.