Mari italiani più blu. Dei 5.170 km di costa controllati, sui 7.375 km che circondano la Penisola ben 4.970 sono balneabili, pari al 96,2%. Sono 26 km in più rispetto al 2007, mentre tuffi e bagni sono off limit in 195 km, vietati alla balneazione per inquinamento.
A fotografare lo stato di salute delle coste italiane è il Rapporto sulle acque di balneazione 2008, presentato oggi al ministero della Salute. Nella metà delle province costiere controllate, il 100% della costa è balneabile, mentre in 40 province si supera la media nazionale del 96,2%. Solo in 5 province si può nuotare in meno del 90%, pari a circa 94 km di costa inquinata: di questi 28,7 sono in provincia di Caserta. Il Belpaese è la più grande spiaggia d'Europa. Con 4.920 siti di balneazione sui 14.552 di tutto il Vecchio Continente, l'Italia vanta il 34% di tutta la costa balneabile europea.
"La qualità delle acque di balneazione italiane è tra le migliori in Europa", sottolinea il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, commentando i dati.
"L'Italia, conosciuta a livello mondiale per la grande offerta culturale - aggiunge - non può dimenticare che l'elevata percentuale di coste è un fattore strategico per la qualità dell'offerta turistica e per continuare a essere competitiva". La competitività del nostro Paese come 'patria delle vacanze al mare' è oggi "messa a rischio - afferma Martini - da alcuni Paesi che hanno una buona offerta turistica, ma non sono al nostro livello quanto a controlli e trasparenza".
La Penisola, spiega Donato Greco, direttore del Centro di controllo delle malattie (Ccm) al ministero della Salute, "concentra oltre un terzo del turismo balneare europeo, milioni e milioni di persone. In più siamo quelli che rispettano i parametri più restrittivi della vecchia direttiva dell'Unione europea".
Solo la Grecia, nel vecchio Continente, vanta un mare più blu del belpaese: 95% dei siti conformi ai valori dei parametri microbiologici rispetto al nostro 91,7%. In tutt'Italia sono solo 300 i siti non balneabili, prevalentemente foci di fiumi. Sono quasi 245 i Km di costa vietati per inquinamento, 194,9 quelli interdetti al momento per lo stesso motivo. Brillano la Toscana, la Sardegna, le Marche, l'Emilia Romagna (100% di coste balneabili), la Sicilia (99%) e la Puglia (98%). Maglia nera alla Campania, che vanta 'perle' come Capri, Ischia e la costiera amalfitana, ma ha solo l'81% delle coste balneabili.
Anche se il mare non è proprio pulito, non si rischia la salute. Ci tiene a precisarlo Donato Greco, direttore del Centro di controllo delle malattie (Ccm) al ministero del Welfare, durante la presentazione del Rapporto sulle acque di balneazione 2008, oggi nella vecchia sede del dicastero della Salute a Roma.
"Fino al 98% dell'inquinamento delle nostre acque - spiega - è biologico, cioè dovuto a coliformi totali e fecali, streptococchi e salmonelle. Solo una piccola percentuale di costa, dunque, è vietata ai bagnanti per inquinamento chimico".
La bottiglia di plastica abbandonata in spiaggia o la busta che galleggia, trascinata dalla corrente, sono senz'altro brutte a vedersi e tolgono qualche 'stella' alla località scelta per le ferie. Ma ''la salute non corre alcun rischio - sottolinea Greco - a differenza di quanto si pensa comunemente". Innanzitutto, "la presenza di alghe o rifiuti galleggianti, in cui tavolta si ci può imbattere nelle nostre spiagge - sostiene - non è un indicatore di inquinamento: è la conseguenza diretta proprio dell'affollamento estivo in queste località". A spegnere le preoccupazioni degli amanti del mare è lo studio Prisma, progetto recente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ricordato oggi da Greco.
"I risultati di questo studio, che ha preso in esame un numero notevole di coste italiane e di bagnanti - afferma - non dimostrano alcuna relazione tra bagni in mare e infezioni, mentre indicano un lieve aumento di congiuntiviti e disturbi cutanei come le dermatiti legati all'affollamento delle spiagge".
Il pericolo, più che nell'acqua, si nasconde insomma nell'arenile preso d'assalto. Venerdì, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore la nuova direttiva europea sulla qualità delle acque di balneazione, che sostituisce la precedente normativa. "Dopo 25 anni si cambia - spiega l'esperto - Fra le novità più importanti, si passa dai 19 parametri da analizzare a solo due (coliformi totali e fecali), con una notevole semplificazione, e si terrà conto dell'inquinamento di superficie (spazzatura, bottiglie e buste di plastica)".