Sono 1.300 e appartengono a sette specie i cetacei del Mediterraneo che negli ultimi 20 anni sono stati schedati in base a segni di riconoscimento unici come le impronte digitali. Nella banca dati dell'istituto Tethys, organizzazione no-profit che dal 1986 si dedica allo studio e alla tutela dell'ambiente marino, ci sono tutti i loro dati: dove vivono e come si spostano, dove vanno a mangiare, se sono nati dei piccoli e quanto sono cresciuti. Ogni cetaceo, oltre ai segni che lo contraddistinguono, ha un nome: c'é il delfino Peppo, Gio il capodoglio, e poi ci sono Andrea, che è un grampo femmina, la balenottera Mioglobina, e il grande delfino Elisa.
Le loro schede sono state costruite sulla base di foto, spiega Sabrina Airoldi, dell'istituto Tethys. "L'identificazione sulla base delle foto - aggiunge - é una tecnica di indagine in grado di offrire uno straordinario numero di informazioni per aiutare a tutelare questi animali". Proprio in questi giorni, dopo la pausa invernale, riprende l' attività di ricerca dell'istituto nel Mar Ligure e nello Ionio. L'obiettivo è verificare la presenza di balenottere, capodogli e delfini e valutare, attraverso procedure e tecniche diverse, la consistenza e lo stato di salute delle popolazioni.
1.300 SCHEDE IN ANAGRAFE CETACEI MEDITERRANEO
Chiave si chiama così per via della forma del graffio che ha sulla pinna dorsale, e così Hook, riconoscibile per un segno a forma di uncino: fanno parte dei 1.300 individui schedati in quella che è una vera propria anagrafe dei cetacei del Mediterraneo. Una banca dati allestita in 20 anni dai ricercatori dell' Istituto Tethys, organizzazione non-profit che dal 1986 si dedica allo studio e alla tutela dell'ambiente marino. I 1.300 individui, tutti schedati con un metodo non invasivo come le foto, appartengono a sette specie. Ogni balenottera, capodoglio o delfino comune è schedato sulla base di segni di riconoscimento unici come le impronte digitali. Seguendoli di anno in anno è stato possibile ricostruire le loro abitudini: dove vivono, come si spostano, dove mangiano, se hanno o meno piccoli. Si è raccolto in questo modo "uno straordinario numero di informazioni per aiutare a tutelare questi animali", dice Sabrina Airoldi, dell'istituto Tethys.
Un lavoro che viene aggiornato costantemente e anche quest'anno la campagna di osservazioni dell'istituto Tethys riprende nel Mar Ligure e nello Ionio dopo la pausa invernale.
- SEGNI PARTICOLARI: delle otto specie di cetacei che vivono nel Mediterraneo, sette sono riconoscibili sulla base di caratteri, naturali o acquisiti ma comunque permanenti, diversi in ciascun individuo. Ad esempio, i delfini possono procurarsi delle tacche piccole o grandi sul margine della pinna dorsale; la balenottera ha sul lato destro della testa strani disegni bianchi, diversi da individuo a individuo; il corpo dei grandi delfini chiamati grampi si riempie nel tempo di graffi bianchi indelebili.
- FOTO E NOMI: ogni individuo viene schedato sulla base della foto. "Ogni volta che incontriamo nuovamente un individuo lo rifotografiamo", dice Airoldi. Grazie a questo "metodo non invasivo si ottengono informazioni importantissime ai fini della tutela". Oltre a foto e dati ogni cetaceo ha un nome: c'é Peppo, che è un delfino comune, il capodoglio Gio, le femmine di grampo Elisa e Andrea, con il suo piccolo Andreàs. I nomi sono spesso quelli dei ricercatori; a volte quelli degli antichi dei, come Apollo e Minerva, oppure ci si ispira ai segni particolari, come per Chiave e Hook, o ancora a termini scientifici, come è accaduto per la balenottera Mioglobina.
- LE INFORMAZIONI: le schede permettono di seguire nel tempo ciascun cetaceo e di sapere, ad esempio, quanti animali ci sono in una certa area in un determinato periodo, se migrano e se tornano periodicamente nelle stesse zone, o ancora quanto è grande il territorio di un animale. E' possibile sapere dove e come mangiano e la loro struttura sociale.
- ARCHIVi CHE DIALOGANO: quello dell'istituto Tethys fa parte delle decine di archivi attivi lungo le coste europee. Dialogano fra loro grazie alla standardizzazione voluta dal progetto europeo Euroflukes. "Poter confrontare immagini e dati - spiega la ricercatrice - sta consentendo ottenere informazioni molto importanti sugli spostamenti dei cetacei".