L’ex Procuratore di Marsala, Di Pisa, condusse le indagini sulla scomparsa di Denise e accusò Jessica Pulizzi. Ed ora ne spiega le ragioni

L’ex Procuratore di Marsala, Di Pisa, condusse le indagini sulla scomparsa di Denise e accusò Jessica Pulizzi. Ed ora ne spiega le ragioni

Va premesso che è erroneo affermare che la Corte di Cassazione ha assolto Jessica Pulizzi dal reato di sequestro di persona della piccola Denise Pipitone. Come è noto la Corte di Cassazione non giudica nel merito ma si limita ad accertare che la sentenza di appello sia immune da vizi logici. La Procura Generale di Palermo infatti nel ricorrere avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Marsala aveva eccepito la mancanza ed incoerenza della motivazione, la erronea applicazione della legge penale, la mancanza di motivazione e la manifesta illogicità della stessa. Vizi che evidentemente non sono stati riscontrati dalla Suprema Corte che ha così confermato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d i Appello di Palermo il 24 marzo 2016 rendendola definitiva.

Fatta questa premessa, la Procura della Repubblica di Marsala allora da me diretta, ritenne la sussistenza di una serie di indizi precisi, concordanti ed univoci che portavano alla affermazione di responsabilità della Jessica Pulizzi per il sequestro della piccola Denise Pipitone. A fronte di questa convinzione venne infatti richiesto il rinvio a giudizio della Pulizzi, ne venne chiesta la condanna in dibattimento e venne proposto appello avverso la sentenza di assoluzione del Tribunale.

Si ritenne in primo luogo la sussistenza di un valido movente che avrebbe indotto la Pulizzi a sequestrare Denise, movente costituito, come risultava da una serie di circostanze, da una vera e propria ossessione che Jessica Pulizzi nutriva nei confronti della piccola Denise Pipitone e della madre della stessa Piera Maggio, movente che secondo l’accusa era da ritenere esclusivo non essendo stati individuati, benchè presi in considerazione, altri moventi tali da giustificare il rapimento e l’eventuale soppressione di Denise.

Jessica Pulizzi, sconvolta dalla separazione dei propri genitori che addebitava alla relazione intrapresa dal padre con la Piera Maggio, si sarebbe spinta al sequestro di Denise, nata dalla relazione del padre con la Maggio. Ed apparve significativo il fatto che a pochi minuti di distanza dalla scomparsa della piccola Denise, gli stessi genitori di Jessica, sospettarono subito di lei e il padre, appreso della scomparsa della figlia, pensò immediatamente a Jessica cercandola, con ciò dimostrando che la riteneva capace di una simile azione. La stessa Piera Maggio, madre di Denise, appena venuta a conoscenza della scomparsa della figlia, sollecitò immediatamente il Pulizzzi a contattare la figlia Jessica che sospettò essere coinvolta nel rapimento, sospetti che la stessa manifestò anche agli inquirenti rivelando la reale paternità della bambina. La Maggio inoltre riferì di temere per la propria incolumità a causa delle minacce che Jessica le aveva personalmente fatto per telefono dicendole tra l’altro che anche Kevin (altro figlio della Maggio,n.d.r.) doveva piangere.

Altro indizio fu poi ritenuta la possibilità accertata, e riconosciuta dagli stessi giudici di appello, per l’imputata di compiere l’azione delittuosa trovandosi in luogo ed orario compatibile con il sequestro laddove la stessa dichiarò falsamente che la mattina dell’1 settembre 2004, giorno in cui si verificò la scomparsa di Denise, era rimasta a casa per l’intera mattina. La volontà della Jessica di ostacolare le indagini emergeva inoltre oltre che dalle false dichiarazioni relative ai suoi movimenti la mattina dell’1 settembre (che invece, secondo alcune testimonianze la indicavano nei pressi del luogo dove si era verificata la scomparsa di Denise),dall’avere la stessa fornito agli inquirenti una utenza telefonica cellulare non più utilizzata da circa un mese e ciò al fine evidente di non essere smentita attraverso la verifica delle celle impegnate dal telefono cellulare che aveva in uso il giorno del sequestro. E con ciò provocando un vuoto di ben 8 giorni nella attività di intercettazione dell’utenza effettivamente in uso all’imputata, con la conseguenza che non fu possibile controllare i di lei contatti e spostamenti nei giorni immediatamente successivi al sequestro.

Ulteriore indizio si ritenne il comportamento di Anna Corona, madre di Jessica che fraudolentemente ebbe ad indicare al personale di p.g, che, tre ore dopo il sequestro, si era recato per ispezionare il di lei l’appartamento, l’appartamento di una vicina. La Corona li fece accomodare nell’appartamento della vicina e alla richiesta dei poliziotti di fare “un giro”, non si oppose tacendo consapevolmente il fatto che quella era l’abitazione della vicina e non la propria. Il che induce a ritenere che la Corona sapesse già cosa aveva fatto la figlia o comunque lo sospettava. In altri termini nella fase delle ricerche, immediatamente successive alla scomparsa, la Corona, indirizzò gli agenti in un appartamento sbagliato.

Ulteriori elementi indizianti furono considerati dalla Procura quanto riferito dalla teste Lo Cicero Antonietta, madre della Corona, secondo cui la figlia ebbe a chiamarla al telefono chiedendole di rientrare a casa perchè le figlie (Jessica e la sorella Alice n.d.r.) avevano combinato qualcosa nonchè la circostanza che tutti i dipendenti dell’albergo Ruggero II, dove lavorava la Corona, dichiararono di non ricordare la presenza di quest’ultima in albergo in occasione della pausa pranzo dell’1 settembre 2004, giorno della scomparsa di Denise. Ed ancora, insieme agli altri indizi si ritenne significativo il fatto che Jessica Pulizzi, nella immediatezza del fatto, nascose anche al padre, prima ancora che agli organi inquirenti, di essersi recata al mercatino (e quindi nei pressi della abitazione di Denise Pipitone) in coincidenza dell’orario della scomparsa di quest’ultima. Quanto sopra emerge dalla intercettazione ambientale effettuata in Commissariato l’11.9.2004 relativa alla conversazione che ha luogo tra Jessica Pulizzi e il padre e che qui si riporta :

PADRE: Un mi dicisti che eri tu a ‘u Mc Donald.., com’è che eri a ‘u mercatino?

(Non mi hai detto che eri tu al Mc Donald.., com’è che eri al mercatino?)

JESSICA: Picchì, un ci pozzu iri a ‘u mercatino?

(Perché, non ci posso andare al mercatino?)

PADRE: Sì, ma tu mi dicisti ca a ‘u mercatino un ci hai iutu.

(Sì, ma tu mi hai detto che al mercatino non ci sei andata.)

JESSICA: No, picchì mi mangiai ‘u panino ‘dda, ‘nni.. ..(inc.).. ’i panelle.

(No, perché ho mangiato un panino là, da.. ..(inc.).. le panelle.)

PADRE: E picchì rici.., picchì un dici tutta la verità anziché diri minchiate “sugnu ‘cca, sugnu ‘dda”.. e.. ..(inc.).. ..(sovrapp. voci)..

(E perché dici.., perché non dici tutta la verità anziché dire stupidaggini “sono qua, sono là”..).

Infine un indizio di particolare gravità è quello che emerge da una frase confessoria profferita dall’imputata e captata da una microspia collocata in commissariato dove Jessica e la madre si trovavano in attesa. Jessica infatti rivolta alla madre che la invita a dire la verità diceva : “quando ero con Alice la pigliai e a casa ce la portai”

La sentenza della Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza assolutoria di Jessica Pulizzi e chiuso, almeno per il momento, senza colpevoli, la vicenda del sequestro della piccola Denise Pipitone. Rimane però la convinzione che qualcuno sa ma non ha riferito cosa accadde veramente la mattina dell’1 settembre 2004, allorquando Denise, mentre giocava dinanzi la propria abitazione, scomparve nel nulla senza lasciare traccia.

Alberto Di Pisa

  1. Gli indizi c’erano, d’accordo. Resta il fatto che ci sono state due assoluzioni nel merito (Tribunale e Corte d’Appello). Qualcosa, allora, non ha funzionato o non è stato fatto bene.
    Mi concentrerei sul cosa non ha funzionato e sul perché.

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