2/ Mafie, intrighi, veleni.
Colpo di stato? In passato…

l giornalista Mauro De Mauro, amico del principe Junio Valerio Borghese, venne sequestrato la sera del 16 settembre 1970, a Palermo, mentre si accingeva a fare rientro nella propria abitazione di viale delle Magnolie. In questo periodo stava lavorando ad una inchiesta sui legami tra la mafia siciliana e il fallito golpe Borghese. Queste sue indagini sembra le avesse confidate al senatore Giuseppe Alessi ex presidente della Regione siciliana. Gli inquirenti esplorarono, tra le possibili causali del delitto, anche quelle che la ricollegavano proprio alla suddetta inchiesta.

Una considerazione viene spontanea. Leggendo del recente tentato colpo di Stato in Turchia si è indotti a ritenere che un evento del genere sarebbe impensabile in Italia. La Turchia è un Paese molto distante dal nostro, non soltanto geograficamente, ma anche per cultura e tradizioni. Certo la corruzione imperante, la crisi economica e le misure inadeguate per risolverla, la confusione regnante nei partiti e nei movimenti, le forzatura istituzionali, ci presentano una situazione che, oggettivamente, sembrerebbe avere tutti i presupposti per la realizzazione di un colpo di Stato. Affermava Gabriel Naudè, esponente dell’illuminismo francese :”Il colpo di Stato si muove lungo la stessa definizione della ragione di Stato, che è violazione ed abuso del diritto per il bene dello Stato…..I colpi di Stato sono azioni ardite e straordinarie che i principi sono costretti ad intraprendere negli affari difficili e disperati…” In realtà la storia ci ha insegnato che l’dea di un colpo di Stato, anche in Italia, ha fatto la sua apparizione.

Nel 1964, l’Espresso pubblicò un articolo di Lino Jannuzzi in cui si sosteneva che il Generale De Lorenzo, all’epoca comandante dell’arma dei carabinieri ed ex capo del Sifar, con la protezione dell’allora Presidente della Repubblica, Antonio Segni, avrebbe ordito un colpo di Stato. Scriveva il giornale diretto da Eugenio Scalfari che Segni, volendo approfittare della crisi di governo per interrompere l’esperienza di centrosinistra, aveva incoraggiato De Lorenzo – comandante dei carabinieri, ma soprattutto ex capo dei servizio segreti, il Sifar, su cui manteneva una grande influenza – a predisporre un intervento straordinario per l’ordine pubblico che si configurava come un vero e proprio golpe. Il cosiddetto Piano Solo, che doveva essere attuato solo dai Carabinieri al comando del Generale De Lorenzo (da qui il nome di Piano Solo), prevedeva l’arresto e la deportazione di uomini politici di sinistra e sindacalisti, l’occupazione delle Prefetture, di sedi di partito, della RAI, delle redazioni di alcuni giornali e l’acquisizione del potere da parte dei militari.

Il giudice istruttore Casson indagò sugli omissis del Piano Solo che vennero imposti sul rapporto del generale Giorgio Manes, allora vice comandante dei carabinieri, rapporto che riguardava le deviazioni del SIFAR. I 72 punti del rapporto vennero ridotti a 17. La decisione sarebbe stata presa da Cossiga insieme al Presidente del Consiglio di allora, Aldo Moro, il ministro della difesa Luigi Guy, e il comandante dei carabinieri Giorgio Ciglieri.

L’ex deputato socialista Falco Accame, sentito dal giudice Casson sugli omissis nel 1990 dichiarò : “In quegli omissis c’erano molti dei segreti d’Italia e probabilmente la chiave per capire sia la strage di Peteano che le vicende di oggi Gladio compresa. Non a caso quelli che conoscevano i contenuti degli omissis, morirono tutti in modo misterioso, a cominciare dallo stesso estensore del rapporto. Il generale Manes che morì bevendo un caffè alla buvette di Montecitorio, mentre aspettava si essere interrogato dalla commissione di inchiesta. La stessa sorte subirono i generali Ciglieri ed Anzà, i colonnelli Rocca, Giansante e Varisco, i giudici Pesce ed Occorsio. Persone che avevano segreti importanti e che morirono tutti in circostanze poco chiare”

La vicenda diede luogo a numerosi dibattiti alle camere e a numerosi processi conclusisi con esiti alterni. Un rapporto della CIA del febbraio 1964 riporta in questi termini la conversazione di un esponente dei servizi segreti con il generale De Lorenzo : “Premettendo che non è questione di colpo di Stato, De Lorenzo aggiunge che è ora che capi responsabili facciano scelte responsabili. Il governo Moro -dice- non può continuare così . il Paese cadrebbe nelle mani dei comunisti, lui e altri diverrebbero “i soliti esuli”. Questo è il momento della fermezza, finchè le forze dell’ordine pubblico, specialmente i carabinieri, possono ancora controllare la situazione. Se scoppiassero disordini verrebbero affrontati con determinazione, anche a costo di vittime. Secondo De Lorenzo, il ministero in carica dovrebbe cedere il posto a un governo guidato dall’ex primo ministro Leone o dal presidente del Senato Merzagora o dal ministro dell’Interno Taviani, oppure a un ‘governo di salvezza nazionale’ o anche a un nuovo governo Moro, ma con spina dorsale e una linea d’ azione ben definita. Deve essere chiaro, a Moro e agli altri leader, che questo è il tempo delle decisioni». Questa vicenda, non a torto, è stata definita “uno dei maggiori enigmi della storia repubblicana”. Nell’estate del “64” l’Italia corse il rischio di un colpo di Stato? Si sostenne da qualcuno che nel luglio del 1964 vi fu un tentativo di imporre al paese un governo di destra, il governo della Confindustria. Quando si manifestarono le prime responsabilità del generale De Lorenzo, Nenni annotò nei suoi diari che era “venuto il momento di metterlo con le spalle al muro, non per fucilarlo, per carità, ma per collocarlo a riposo”

Nella notte del 1993 Ciampi, all’epoca presidente del Consiglio, temette che potesse essere posto in essere un colpo di Stato. Lo stesso Ciampi azzardò allora, parlando delle bombe di Milano e della bomba di San Giorgio al Velabro, dell’ipotesi di un colpo di Stato. Dirà venti anni dopo “ Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l’esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse “Carlo, non capisco cosa sta succedendo…”, ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi… “. Alla domanda per mano di chi ciò fosse accaduto Ciampi rispondeva . “Non so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all’una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi “presidente, dobbiamo reagire”. Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte “.

Certamente non furono stragi solo di mafia come si suole sostenere. Furono stragi di “un antistato” di cui ancora oggi nulla sappiamo. L’allora Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ipotizzò che gli attentati erano forse serviti a preparare il terreno alla nascita di una nuova entità politica che doveva sorgere dopo l’annientamento dei partiti tradizionali conseguente a mani pulite   entità che era costituita da un gruppo imprenditoriale e politico che doveva conservare la situazione esistente.

In realtà, negli anni 70 in Italia si ebbero tre veri e propri tentativi di colpo di Stato. Nel 1970 il tentato golpe Borghese, tra il 1973 e il 1974, il golpe Rosa dei Venti e nel 1974 il cosiddetto golpe bianco di Edgardo Sogno.

  1. Citazione:
    ” Leggendo del recente tentato colpo di Stato in Turchia si è indotti a ritenere che un evento del genere sarebbe impensabile in Italia.”

    Tutt’altro, se è vero che quello in Turchia è stato una pagliacciata, come appare verosimile, quale miglior teatro di quello italiano per una cosa del genere; così come, del resto, come lo sono stati i tre precedenti tentativi, come li definisce Di Pisa.

    Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.