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Bilanci in rosso, più consiglieri nei cda che dipendenti. Il buco nero degli enti a partecipazione regionale

15 settembre 2009 17:04

Ci sono enti regionali che esistono solo sulla carta, perché in realtà non prestano alcun servizio. Che elargiscono gettoni ai componenti del consiglio di amministrazione, spesso più numerosi degli stessi dipendenti. Come il Cape-Regione siciliana, società che ha il compito di promuovere forme di investimenti e di gestione del risparmio, che ha cinque dipendenti e cinque consiglieri d'amministrazione, che percepiscono un'indennità di quasi 90 mila euro, e che in tre anni di vita ha predisposto 83 progetti, a fronte di soli tre esitati. Il costo del Cape, tra stipendi, indennità e spese, si aggira intorno a 400 mila euro, che gravano sul Bilancio della Regione, che possiede il 49% delle quote azionarie con un investimento di 14 milioni di euro, ma senza percepire al momento un qualsiasi ritorno economico.

 

Quello del Cape è solo uno dei casi emersi al termine delle audizioni degli Enti economici ed a partecipazione regionale disposte dalla commissione parlamentare Attività Produttive, che si sono svolte all'Ars in due sedute fiume questa mattina e la settimana scorsa. All’incontro di oggi, erano presenti i vertici di Beni Culturali Spa, Quarit Scpa, Cape Regione Sgr, Cinesicilia, Irfis, Terme di Acireale e di Sciacca e Riscossione Sicilia. “Anche da questa seconda audizione sono emerse situazioni che evidenziano che per la stragrande maggioranza degli Enti non è più rinviabile una seria azione di Governo e del Parlamento per la liquidazione o l’accorpamento”, dice Salvino Caputo, presidente della commissione Attività Produttive.

 

C'è poi il caso di Cinesicilia Srl, costituita nel 2008 per favorire lo sviluppo del cinema in Sicilia e per determinare condizioni di sviluppo economico e crescita culturale. Una società a totale capitale pubblico regionale che ha tre dipendenti comandati dalla Regione e tre consiglieri di amministrazione e che utilizza 64 milioni di euro provenienti da un Accordo di programma quadro attraverso i Fondi Fas. Venti milioni vengono spesi per la programmazione di fiction come Agrodolce, Baharia ed altri cortometraggi. “Al di là dei risultati di immagine e di notorietà – precisa Caputo – va detto che sino ad oggi non è stato creato alcun posto di lavoro, perché il personale assunto e le maestranze (900 solo per il film di Tornatore) – lavorano soltanto per la durata delle riprese. Lo stesso vale per le tecnologie perché i materiali e le apparecchiature vengono lavorate e prodotte fuori dalla Sicilia. Altra cosa sarebbe stata la creazione di una Cinecittà in Sicilia che avrebbe veramente creato occupazione e sviluppo economico”. Il bilancio del 2008 di Cinesicilia Srl si è comunque chiuso con un attivo di 8 mila euro.

 

La Quarit, invece, si occupa di promuovere per conto dell’assessorato alla Cooperazione i prodotti della Sicilia all'estero, ma di fatto la sua esistenza è vanificata dalla stessa Regione e dagli Enti pubblici che promuovono singolarmente all’estero i prodotti della Sicilia con contributi regionali, scavalcando la stessa società o creando in molte occasioni inutili e costose sovrapposizioni. La Quarit ha due dipendenti a tempo indeterminato e due a part-time e un presidente, un vice e un amministratore delegato, con indennità complessive per oltre 81 mila euro.

 

L’Irfis ha chiuso con un disavanzo di oltre 3 milioni e 200 mila euro. “Le perdite sono determinate in gran parte dal comportamento della Regione che rendendo pubblica la volontà di procedere alla vendita delle quote ha creato attorno all’ente di intermediazione bancaria uno stato di grave incertezza imprenditoriale che ha fatto perdere investimenti”, osserva Caputo. Paradossale, come l’ha definita lo stesso presidente del Cda Claudio Angiolucci, la situazione delle Terme di Acireale Spa, nata per promuovere il turismo termale in Sicilia. L'Ente ha 17 dipendenti, mentre altri 88 sono stati inseriti nell’organico della Regione così, così come accaduto per le Terme di Sciacca. Le Terme di Acireale sono una società a totale capitale pubblico il cui pacchetto azionario è composto per il 32% dalla Regione e per il 68% dalla Azienda Autonoma delle Terme di Acireale, ha un patrimonio immobiliare costituito da un albergo, “Hotel delle Terme”, il cui conduttore non paga il canone da 5 anni e dal “Grand Hotel Palace”, con una capienza di 250 camere dato in locazione dalla Regione per 350 mila euro, e che paga 800 mila euro di mutuo per l’acquisto ad un tasso di interesse del 13,60%. Albergo che rischia di essere pignorato e messo all’asta dal Banco di Sicilia (Banca della quale la Regione possiede quote e che ha un rappresentante in cda) perché non sono state pagate alcune rate di mutuo. Per capitalizzare la Società Terme di Acireale la Regione impegna 15 milioni di euro che poi non versa, perché li considera aiuti di Stato, nonostante l’Azienda acquisisca il parere favorevole dalla Ue .Una società ha chiuso il bilancio del 2008 con un milione di euro di perdite per la presenza dei mutui da pagare e per il costo del personale. “Una società – continua Caputo – che ha pagato per diversi anni 30 mila euro l’anno per il nolo di una centralina telefonica di Telecom senza sapere che era già stata acquistata dalla Regione che non lo aveva comunicato . La verità è che la Regione non deve fare l’imprenditrice del turismo termale”.

 

Un quadro generale di luci e di ombre, quello emerso sugli enti regionali, con situazioni paradossali come quelle del Mercato Agro Alimentare di Catania, costato quasi 50 milioni di euro, con una recente ricapitalizzazione del capitale con oltre cinque milioni destinati dal governo regionale. Un ente che dal 1991 non è mai entrato in funzione, con una partecipazione regionale del 93 % e che ha un consiglio di amministrazione di cinque componenti a fronte di quattro dipendenti. Un ente nato per promuovere l’agroalimentare in Sicilia. Situazione ancor più paradossale, quella della Multiservizi con oltre 1800 dipendenti con una partecipazione regionale al 100% che presenta un disavanzo di oltre quattro milioni di euro, determinati dalle prestazioni di servizi sanitari all’assessorato regionale alla Sanità, che non corrisponde le somme dovute. Con la conseguenza assurda che la Regione dà vita ad un ente che viene indebitato dalla stessa Regione che poi deve trovare le somme per ripianare i disavanzi. O come Sicilacque che compra acqua per rivenderla alle stesse società d’ambito creando una duplicazione di strutture e aggravi di costi. “Molti Enti regionali presentano un Cda e un parallelo organo di controllo sulla stessa attività della società con duplicazioni di costi e indennità. E’ chiaro che – ha concluso Salvino Caputo – che il Governo ed il Parlamento dovranno rivedere integralmente il ruolo delle partecipazioni regionali in Sicilia”.