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Gianfranco Fini, il partito che non c’è, e le sedie vuote di Palermo.

01 aprile 2008 00:37
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fini

Palermo ha vissuto la giornata più divertente della campagna elettorale siciliana. Divertente per chi ha assistito, non per i protagonisti. Per loro non c’è stato affatto da divertirsi, anzi.

Gianfranco Fini, segretario di AN, il partito che non c’è (o c’è fino a un certo punto), ed i vertici siciliani, in testa il segretario Scalia hanno avuto la loro giornata nera. Nerissima. Fini ha fatto una ramanzina così dura e veemente da costringere Scalia ad annunciare le sue dimissioni.

Motivo? Il comizio del leader, svoltosi al Cinema Imperia, in Piazza Politeama, registrava sedie vuote. Non molte, in verità, ma quanto basta per turbare l’amor proprio del leader. Segno indubbio di un impegno modesto, ne ha dedotto Fini. Due e due fanno quattro, insomma.

Solo il modesto impegno avrebbe potuto spiegare simili defezioni. Le piazze di AN sono state sempre piene, al passaggio di Fini si registrano bagni di folla.

kastalia

Che a lasciare qualche sedia vuota fosse stata una causa diversa da quella ipotizzata non gli è venuto in mente. La domenica primaverile, la stanchezza della gente, la vetustà dei comizi, soppiantati dai talk show televisivi, gli argomenti scontati, la modesta credibilità dei leader. Di ragioni per spiegare le sedie vuote ce ne sarebbero state e come. Il fatto era che non avrebbero potute essere prese in considerazione. Sarebbe stato un suicidio.

E poi, quando si muove il Cavaliere la gente non sa dove trovare posto nei cinema e nelle piazze, tutto funziona a menadito. I dirigenti si danno da fare che è un piacere. Tappeto rosso, folla, urla di entusiasmo, nessuna pecca. Tutte quelle storie sul disinteresse, la stanchezza, non sono un buon motivo. Meritavano dunque una lezione i siciliani, e lezione è stata.

Tempesta in a pot, come dicono gli inglese? Forse.

La Russa, siciliano di Milano, ci ha messo subito una pezza, rendendosi conto che ch’episodio, questo sì, avrebbe potuto danneggiare l’immagine del partito che c’è ancora ma per poco,  e ha fatto sapere attraverso le agenzie che i dirigenti invitati a darsi una mossa (o rimossi, di fatto?) rimarranno dove si trovano fino alla conclusione della campagna elettorale, poi si vedrà.

Acqua sul fuoco hanno gettato anche altri dirigenti preoccupati con comunicati e parole dolci.

Se è stato La Russa il più lesto, una ragione c’è: lui ha vissuto l’esperienza in prima persona dell'ira finiana a causa di un a chiacchierata in un  bar con l’amico Gasparri. Tema della imprudente conversazione open air proprio Gianfranco Fini. I due amici, La Russa e Gasparri, che sono in confidenza, si sono lasciati andare in battute, lazzi e frizzi sul conto del leader maximo, senza sapere che nei paraggi c’era un giornalista con le orecchie tese. Risultato: la conversazione è finita sui giornali e Gianfranco Fini li ha dimissionati seduta stante. Poi, passata la buriana, il provvedimento è rientrato: il condono è arrivato. L’unica occasione in cui Fini abbia accettato l’indulto. Gaspari e La Russa sono tornati a fare il megafono di AN. Tutto dimenticato, dopo una breve penitenza.

Un poco di ragione Fini in quella circostanza ce l’aveva, ma fino a un certo punto. La facilità con cui il Presidente di AN dimissiona, mette in riga e rimbrotta, rivela sicuramente un dato di fatto: il partito gli consente di assumere ogni decisione senza bisogno di ascoltare alcuno. Insomma il partito c'è fino a un certo punto non solo perché si scioglierà nel PDL ma perché i suoi organi hanno una modesta capacità di decidere. 

C’era una volta un gruppo dirigente, insomma ed ora non c’è più. Il verticismo ha compiuto  il percorso intero. Chi sta in testa può fare…di testa propria.

D’altra parte perché meravigliarsi delle sedie vuote palermitane pagate con le dimissioni del segretario regionale siciliano?

Gianfranco Fini ha annunciato pochi mesi fa che il partito si sarebbe sciolto nel PDL, senza farlo sapere quasi a nessuno, dopo avere per mesi detto peste e corna del Cavaliere Berlusconi che lo aveva messo di fronte al fatto compiuto, fabbricando un nuovo soggetto politico e invitandolo - dentro o fuori - a confluire. Che poi la cosa sia stata spiegata diversamente è comprensibile, ma la cronologia degli eventi non lascia dubbi: è stato il Cavaliere a condurre le danze e Fini a seguirlo nella sua tana. Prendere o lasciare, appunto. Che cosa l’aveva convinto? Le parole del Cavaliere, rassicuranti, o la prossima cacciata del competitor maximo, Pierferdinando Casini, che da lì a poco sarebbe stato espulso?

Decidete voi.

La questione essenziale, che non riguarda solo il partito di Fini, è la deriva oligarchica della politica italiana. I capi nominano senatori e deputati, i capi dimettono i dirigenti, liquidano i partiti, distribuiscono le risorse. Tutto.

E questo non interessa soltanto i simpatizzanti e gli elettori di AN, ma interessa i cittadini italiani.

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Anonimo 02 aprile 2008   00:28

"la Destra" poteva funzionare ,forse ,con una legge elettorale diversa. In realtà anche Storace l'aveva concepita come "costola" affiancata al PDL ,non come macchina che dovesse correre da sola. Così si fermerà al 2,5% e non otterrà nulla se non una bella (?) dispersione  di voti tutta in favore del centro-sinistra specie nelle regioni in bilico. D'altro canto è impossibile a chiunque inventare di sana pianta UN PARTITO (non un'ASSociazione od un club) nel giro di pochi mesi.

A mio parere ,Storace ,semplicemente è rimasto col cerino in mano. Voleva essere l'ala destra el parito più grande e sulla carta vittorioso e Fini ,con una sterzata all'ultimo  istante lo ha sostituito giusto per non essere tagliato fuori dal Governo. Ed una volta entrato nella Casa Grande ha posto l'aut-aut a Berlusconi : O ME O STORACE ! E  Berlusconi ,che voleva proprio quello , lo ha accontentato ,incassandosi in contanti il 12% di An e scartando "l'incognita" Storace.Resta il problema che per almeno 5 anni in Italia non ci sarà più nelle istituzione una Destra politica identificabile come tale. Oppure "ci sarà" ma sarà dispersa e semiclandestina. PERICOLOSISSIMO.

Anonimo 01 aprile 2008   17:11

 Ho letto sul "giornale di Sicilia" che i colonnelli La Russa (per Cannella)  e Matteoli (per Scalia) tentano di fare i pompieri ed avrebbero ottenuto il rinvio della "esecuzione". E' probabile che vada così ,che finisca all'italiana ,a tarallucci e vino.

Ma sarebbe una full immersion nel ridicolo. Un principio-base della Destra è che il grado ti conferisce più responsabilità e doveri. Chi sbaglia dovrebbe PAGARE. Un soldato che "sbaglia" fa poco danno ,un ufficiale ,invece ,procura disastri collettivi.Spero Fini memorizzi bene il flop palermitano perchè esso NON HA PRECEDENTI e dimostra una assoluta strafottenza dello "Alto Comando" siciliano che ormai ,con le candidature-nomina ,si sentiva a cavallo e perciò pago e deresponsabilizzato. Lo spirito della "casta" rischia di demolire il tradizionale spirito attivo ed "interventista" della Destra politica. L'Italia tutta ha bisogno di ESEMPI .Sarebbe bello offrirgliene qualcuno ,anche piccolo ma concreto,tangibile.

Anonimo 01 aprile 2008   12:00

Ma se uno crede nella giustizia sociale e nella collaborazione delle classi incentivata dalle leggi dello Stato ,perchè dovrebbe rassegnarsi ad entrare in un partito esplicitamente liberal-borghese ?

Se uno è stato sempre convintamente DI DESTRA perchè dovrebbe intrupparsi in un partito "di centro" (come Berlusconi ha definito e collocato il PdL) ??

E se uno è "romantico" ,perchè dovrebbe "iscritto d'ufficio" ,in un partito che (stranamente),secondo le parole del Cavaliere si considera derivante dalla "radice illuministica" della nostra storia culturale ?

Chi glielo ha suggerito a Berlusconi l'Illuminismo ? E' una polpetta avvelenata che colloca il PdL su una sponda del fiume che non è la sua ,ma che appartiene a buon diritto alla sinistra . Perchè dovrei arruolarmi in un esercito che non ha più nulla in comune con quello che mi piaceva e mi convinceva ? Diverse le bandiere ,diversi i capi .......DIVERSI ...I FINI !!!!!!!!

Anonimo 01 aprile 2008   11:45

La verità è che la scelta di Fini di sciogliere An nell'acido solforico del PDL è stata incomprensibile nei tempi ,nei modi ,nelle forme e nella sostanza. Ha dichiarato "l'ingresso" all'indomani della più violenta stagione di dissenso con Berlusconi. Ha "comunicato" lo scioglimento di An in primavera esattamente il giorno dopo aver ripreso in mano la bandiera dell'Orgoglio della Destra che voleva rimanere "partito autonomo" in nome della sua storia ,della sua specifica tradizione culturale ed ideologica.Ha raccontato che "era cambiato tutto". MA NON HA DETTO CHE COSA. NON LO HA DETTO! E' rimasto un segreto tra lui e Berlusconi. Gli altri...tutti e soltanto testimoni muti e passivi. Signori ,di nuovo ,la radio comunica che "la guerra continua". Girate i fucili (Tutti a casa!). A metà strada tra Oudinì e Badoglio.

"Passato" armi e bagagli. I bagagli ,beninteso, sarebbero i quadri e gli elettori .Ma la gente ,oggi ,non la puoi "portare" dove ti pare come un pacco o un bagaglio a mano.La gente aveva il diritto di dire la sua ,d'essere ascoltata.No ,non si dichiara così la fine d'un partito che rappresentava un pezzo d'Italia e della sua Storia! Non si fa ,non riesce. Si paga caro.

Anonimo 01 aprile 2008   10:31

La verità è non ci sentiamo più rappresentati da FINI e se ancora votiamo per AN ( o per il gruppo nel quale è stata inserita senza interpellare nessuno)  è  che siamo  dei romantici legati ad una idea di lealtà verso i nosti ideali , che ancora non ci vogliamo rendere conto che oggi politica à affari e quadagni.

E questo  vale per tutti i simboli e per tutti i leaders, possono blaterare quanto vogliono di democrazia, giustizia, diritti dei lavoratori, l'unica  loro mira è il denaro ( basti vedere con quale spirito unitario votano all'unanimità gli aumenti dei loro stipendi)

Anonimo 01 aprile 2008   02:16

L'altra verità ,più minuta ,è che il sistema oligarchico ( o monocratico) tende a selezionare quadri intermedi gerarchici mediocri ,di ripetitori ,di cerimonieri di palazzo , di meri esecutori perfetti per i periodi di calma piatta e serenità.

Ma "quando la partita si fa dura" la Guardia di Palazzo si scopre che non è in grado nemmeno di schierarsi in campo.

La Guardia di Palazzo ,carica di decorazioni e titoli ,è buona solo per dire sempre sì al Capo ,è buona per le passerelle ed i salotti (e le stanze da pranzo): poi scopri però che non sa organizzare una semplice manifestazione elettorale. Ma dimentichi che quella Guardia l'hai ideata e voluta TU e che quegli ufficiali inetti LI HAI NOMINATI TUTTI TU.

In soldoni : anche in un momento di incertezza politica TRE DEPUTATI NAZIONALI, UN SENATORE ED UN ELETTO "BLOCCATO" DEL LISTINO REGIONALE POTEVANO E DOVEVANO RIEMPIRE IL CINEMA IMPERIA CON LA "LORO" GENTE.

O SONO "FELLONI" ED INFINGARDI OPPURE HANNO CONFESSATO PUBBLICAMENTE DI NON RAPPRESENTARE NESSUNO!

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