Mistero.“Riscossione Sicilia”
in crisi, è profondo rosso

Riscossione Sicilia S.p.A versa in cattive acque. O meglio è con l’acqua al collo. Conti in profondo rosso, perdite croniche, ormai al di là del livello di guardia. Com’è possibile? Una volta gli esattori si facevano i bagni grazie all’aggio generosamente alto, ora invece si accumulano solo perdite invece che quattrini. Segno dei tempi o c’è qualcos’altro?

Il ministero dello Sviluppo economico cui compete l’intervento per salvare la società non ha intrapreso alcuna iniziativa. Il campanello d’allarme è stato “suonato” dall’assessorato all’Economia della Regione siciliana nel mese di ottobre, ma da allora non è accaduto niente, sicché la crisi si è ulteriormente aggravata. Le conseguenze sono imprevedibili.

“La partecipata Riscossione Sicilia S.p.A., società risultante dalla fusione con Serit Sicilia S.p.A. sconta già dal 2010 pesanti perdite gestionali”, avverte il 24 ottobre dello scorso anno con una lettera l’assessore pro tempore, prof. Gaetano Armao, al Presidente Equitalia S.p.A. Attilio Befera. “Tali perdite – spiega Armao – invero sono in gran parte ascrivibili da diseconomie radicate nel tempo e squilibri finanziari e in parte al socio bancario che ha poi lasciato la società. Esse fanno emergere la cronicizzazione di margini negativi della gestione, determinando la erosione del patrimonio aziendale, in assenza di riassetti organizzativi che consentano sotto i profili dell’ economicità una significativa riduzione dei costi di gestione”.

L’assessorato all’Economia ricorda inoltre che “Più volte il Consiglio di Amministrazione è stato investito da questo assessorato, per il tramite del presidente della società, dell’esigenza di produrre tempestivamente un piano straordinario per il riassetto aziendale al fine di pervenire ad una razionalizzazione e contenimento dei costi in coerenza con la massa di ricavi e quindi al fine di garantire il riequilibrio economico, condizione indispensabile per il corretto prosieguo dell’attività aziendale”.

Sollecitazioni e richieste di tempestivi interventi sarebbero rimasti lettera morta. “Sempre attraverso lo stesso presidente – continua Armao – sono state espresse preoccupazioni sugli equilibri di bilancio anche per le ricadute finanziarie di scelte risalenti nel tempo e divenute difficilmente compatibili con i proventi dell’attuale gestione societaria”.

“Le misure calibrate sulla necessita’ dell’urgente riequilibrio economico finanziario della Società dovrebbero, peraltro, costituire un compendio di quelle già dettate da questo Assessorato con le molteplici disposizioni normative ed amministrative volte a conseguire una drastica riduzione dei costi gestionali delle Società a totale o prevalente partecipazione regionale …”

Qualsiasi ipotesi, ivi compresa la ricapitalizzazione della società, sostiene perciò l’assessorato regionale, “non può prescindere da una ristrutturazione dei costi e quindi dell’organizzazione aziendale (esodi obbligatori, riduzione dei costi indiretti, riorganizzazione territoriale e dei servizi) sulla quale il Consiglio di Amministrazione ha prodotto esclusivamente delle linee guida assolutamente generiche e prive di una declinazione di azioni e tempi di realizzazione che vincoli l’organo amministrativo ad una efficace azione di risanamento”.

La ricetta dell’assessorato è inequivocabile. Siccome le perdite sono superiori ad un terzo del capitale sociale un processo di ricapitalizzazione imposto non può bastare “in assenza di interventi di recupero delle perdite di gestione in avvenire”.

Sull’eventuale (ma ormai ineludibile) ricapitalizzazione, suggerisce la Regione siciliana, “occorre acquisire formalmente da parte di codesta Società, che pur detiene il 10% del capitale sociale di Riscossione Sicilia S.p.A., la disponibilità a partecipare con il Socio Regione siciliana”.

Alla diagnosi severe segue la cura: “Appare assolutamente improcrastinabile che l’Organo Amministrativo di Riscossione Sicilia assicuri a breve la produzione di un apposito piano industriale straordinario contenente le risorse finanziarie che a regime la società ritiene di potere determinare ai fini del riequilibrio generale, che risulterebbe oggi pesantemente compromesso”

Qualora non adottabile questo intervento, ipotizza la Regione, si suggerisce “la proposizione da parte della compagine sociale dell’avviso della procedura di Amministrazione Straordinaria di imprese in crisi, recentemente applicabile alle imprese di riscossione, che diverrebbe unica alternativa per fronteggiare i profili di equilibrio finanziario dell’azienda senza pregiudicare il servizio regionale di riscossione ed i diritti dei lavoratori”.

  1. Ma nella società riscossione non c’è ancora stapino greco.?

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


due + 5 =